BENI CULTURALI CASSANO ALLO IONIO

BENI CULTURALI CASSANO ALLO IONIO

Nome

Terme sibarite                                                                                                                                                                             Italia-Calabria-CS-Cassano allo ionio

Tipologia                                                                                                                                                                                 Bene paesaggistico ambientale

Descrizione

Le prime notizie riguardanti queste terme risalgono già ai Sibari e ai romani nel VII secolo. Tra il XIX secolo e XVI secolo le acque di Cassano all’Ionio erano molto conosciute, non solo come stabilimento termico ma anche come sorgente di acqua potabile.

Nel 1817 sui resti delle terme furono costruite alcune costruzioni per l’utilizzo delle acque. Però solo nel 1822 l’Aceti un insegnante del Liceo di Catanzaro, seguito da Giovanni Terrano e dal collegio dei medici di Firenze che eseguirono un esame dove conobbero i componenti chimici di queste acque e le registrarono nel catalogo dell’Esposizione Nazionale. L’edificio fu in seguito abbandonato e solo nel 1952 fu acquistato dalla Società per azioni Terme Sibarite che ordinarono di approfondire delle ricerche scientifiche che ne verificarono le proprietà benefiche delle acque erano dovute all’alto uso di zolfo. Fu riaperta solamente nel 1969, alla presenza di Francesco Principe.

Sul finire degli anni 1980 fu sede di una ristrutturazione.  Il nome attuale prende spunto dall’antica città di Sibari. L’attuale presidente è Mimmo Lione.

Ancora oggi esistono alcuni resti nella città di Sibari e nel Museo archeologico nazionale della Sibaritide.

Le acque di Cassano

Cassano All’Ionio non è solo la città delle fontane e delle Grotte, a anche la “Città delle acque”. Già conosciute in epoca greca e romana, le Terme dell’antica Sibari, oggi Terme Sibarite, possono contare sulla presenza nel Comune cassanese (un tempo sede della antica colonia greca di Sibari) di preziose acque oligominerali. Sebbene i riferimenti storici sulla presenza di queste acque risalgono al XVI secolo, è certo che sia i Greci che i Romani, che occuparono Sibari nel VII secolo dopo che era stata ribattezzata Thurio, conoscessero e apprezzassero le risorse termali locali. Nell’antichità, le acque minerali di Cassano si bevevano e si utilizzavano per medicamenti e impacchi. Con i detriti che sedimentavano lungo gli argini dei canali, invece, si curavano patologie sia traumatiche che infiammatorie.

  Le acque termali, un po’ di storia

  Alcuni resti nella zona indicano che già i Sibariti avevano favorito la costruzione di edifici ad uso di bagni termali ed è su tali resti che nel 1817 che nacquero altre costruzioni sempre finalizzate all’utilizzo delle acque solfuree. Cinque anni dopo, nel 1822, le acque furono quindi oggetto per la prima volta di analisi chimiche, da parte di esperti della Reale Università di Napoli e del collegio dei Medici di Firenze, che registrarono le acque di Sibari nel catalogo dell’Esposizione Nazionale. In seguito abbandonato e quindi in rovina, il complesso di Sibari fu acquistato solo nel 1952 dalla Società per Azioni Terme Sibarite che commissionò delle approfondite ricerche scientifiche che hanno consentito di verificare che le proprietà benefiche delle acque non erano solo dovute all’alto contenuto di zolfo. Classificate come ipotermali (la temperatura è costantemente a 25 gradi centigradi), sulfuree e mediominerali, le acque di Sibari si distinguono da altre per la presenza di idrogeno solforato di origine biologica che derivano da riduzioni di composti ossidati dello zolfo e dalla decomposizione di materia organica solforata ad opera di distinte attività batteriche. Anche i fanghi di natura organica sono piuttosto rari, poiché ottenuti da particolari processi fitobiologici di maturazione delle vegetazioni di alghe di differenti gruppi microbici.

Le sorgenti

Cassano vanta cinque sorgenti principali che scaturiscono affiancate per circa 500 metri e possiedono la particolare caratteristica di non aver subito nel tempo, come si evince dal confronto tra analisi compiute oltre un secolo fa ed altre più recenti, alcuna mutazione significativa delle sue caratteristiche chimiche e chimico-fisiche.

Le cinque sorgenti di acqua di Cassano sono:

  • Apicello(meno calda delle altre e meno minerale, tanto da essere utilizzata dalla popolazione locale per uso potabile, quando necessario);
  • Caldane (calda d’inverno e fresca d’estate, scaturisce dal cavo di una grotta naturale);
  • Stufa(così chiamata per l’alto grado di termalità, ribolle da una fenditura nel lato orientale della roccia);
  • Clocco (che scaturisce dalla stessa fonte della Stufa ma ha qualità più elevate dal punto di vista medico-scientifico);
  • Trabucco(così chiamata perché zampilla da tre bocche di una fontana secolare).

Nell’insieme le acque appartengono tutte al gruppo delle sulfuree e sono costituite da litio, sodio, potassio, calcio, stronzio, magnesio, alluminio, ferro rame, cloruri, solfati, carbonati, polifosfati e solfuri, indicate soprattutto per le malattie otorinolaringoiatriche e delle vie respiratorie, per le malattie ginecologiche, per le malattie reumatiche e per quelle dermatologiche.

LE TERME SIBARITE

Il complesso delle Terme Sibarite è stato oggetto alla fine degli anni ’80 di una importante ristrutturazione e oggi si presenta con un unico corpo che comprende tre livelli destinati all’albergo e tre livelli destinati allo stabilimento vero e proprio, con collegamenti interni costituiti da scale ed ascensori. I tre livelli dello stabilimento termale sono così suddivisi: al primo livello si trovano il locale accettazione, la sala delle visite mediche e i reparti inalatori, il secondo ospita i reparti di fangoterapia per uomini e la sala massaggi, il terzo i reparti di ginecologia e di fangoterapia per le donne. Nello stabilimento Termale le acque vengono utilizzate per bagni, aerosol, inalazioni, nebulizzazioni, insufflazioni tubo-timpaniche e irrigazioni vaginali mentre i fanghi si usano per applicazioni in strato spesso e fangature eudermiche. Il complesso è inoltre dotato di un auditorium all’aperto, di strutture ricreative e di un parco.

Lo stabilimento e il paesaggio

Le Terme Sibarite oggi comprendono: Reparto riabilitativo-operativo, un attrezzato centro di riabilitazione neuromotoria e di idrokinesiterapia, accreditato con il sistema sanitario nazionale, con dottori qualificati, professionalità e passione unita ad una profonda partecipazione umana e ad un assoluto rispetto per i pazienti. Inoltre, la struttura dispone di personale selezionato per preparazione e competenza in continua formazione e aggiornamento, al fine di ottenere i migliori risultati nel trattamento delle patologie. Le Terme Sibarite, incastonate in un’area verde di grande interesse naturalistico e artistico, offrono uno scenario straordinario. Da un lato la Pietra del Castello, alle spalle quella di San Marco che mostra ben visibili i ruderi dell’antico Monastero bizantino. Un passo al di sotto del recinto delle Terme si scorgono la Torre di Milone, fiera e preziosa fortezza medioevale, e gli antichi Bagni di Basta.

 

 

Nome                                                                                                                                                                                                           Palazzo Viafora

Italia-Calabria-CS-Cassano allo ionio                                                                                                                                                                                                             Tipologia                                                                                                                                                                                        Bene architettonico

Descrizione

La Casa Museo Palazzo Viafòra è un edificio di notevole importanza storico – artistica e sociale. Il Palazzo gentilizio sorge sullo stesso colle dove un tempo si ergeva il tempio dedicato a Polluce. E la cosa è già di per sé sorprendente. Castore e Polluce erano gemelli nati dalla relazione fra una mortale, Leda, e un dio Zeus (Giove), il cui culto era diffuso molto diffuso tra i greci e i romani.
Il culto dei Figli di Zeus o “Dioscuri”, protettori dei naviganti e degli impavidi, nacque a Sparta e si diffuse velocemente in tutta la Grecia arcaica e soprattutto nella Locride, regione da cui partirono i coloni fondatori dell’antica città di Locri Epizefiri. Il tempio di Polluce a Cassano, rivela che anche nella Sibaritide si adoravano i Dioscuri. Palazzo Viafòra, dunque, giacché costruito sullo stesso colle del tempio, si trova nella parte alta della cittadina calabrese, nel cuore del suo centro storico. Il quartiere in dialetto cassanese prende il nome di ‘paddrice’: il riferimento a Polluce è chiaro.
Grazie alla sua straordinaria posizione, la terrazza dello straordinario giardino in stile liberty che ospita anche una monumentale fontana, e le finestre del Palazzo si spalancano su quello spettacolo mozzafiato che solo la Piana di Sibari che con dolcezza si estende fino all’azzurro del mare, riesce a dare. Da vedere il bel giardino liberty con fontana monumentale e terrazza affacciata sulla Piana di Sibari.
Palazzo Viafòra in origine era della famiglia Chidichimo. Fino al 1870 l’edificio è stata la residenza dei deputati al Parlamento del Regno d’Italia Luigi e Paolino Chidichimo. Verso la fine del 1800, la proprietà passò alla famiglia Viafòra. Qui ha abitato l’Avvocato Francesco Viafòra, Sindaco di Cassano Ionio e Consigliere Provinciale dal 1878 in poi.
È stato il pronipote dell’Avvocato Viafòra, il Geometra Vincenzo Cersosimo, a restaurare di recente il Palazzo gentilizio con l’intento di aprire al pubblico alcuni locali ricchi di testimonianze storiche.
Nasce così l’idea di realizzare una Casa Museo, oggi curata dall’Associazione “Palazzo Viafòra” presieduta da Pasquale Cersosimo, da visitare e da vivere. Chi entra nel Palazzo Viafòra, la cui struttura è ancora quella originaria con la facciata barocca che sfoggia lesene e capitelli corinzi, fa un viaggio nel tempo. Una volta varcato il portone, ci si ritrova immersi nella stessa atmosfera della borghesia di fine 800. Arredi, suppellettili, cimeli, riviste e giornali d’epoca, libri e centinaia di documenti di grande rilevanza storica, fanno toccare con mano gli usi e costumi di quegli anni.
Ma Palazzo Viafòra è molto di più di questo. L’Associazione, infatti, rende disponibile la Casa Museo anche per organizzare eventi e iniziative culturali. La Casa Museo Palazzo Viafòra, diventa così, un prezioso punto di riferimento non solo per turisti e cittadini ma anche per studiosi e scuole di ogni ordine e grado.

 Info

Dr. Pasquale Cersosimo
Direttore Casa Museo “Palazzo Viafora”
Via Ginnasio, 37 – 87011 Cassano All’Ionio

tel.0981 781213
cell. 346 5239821
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www.palazzoviafora.org

 

Nome                                                                                                                                                                                                       La Basilica della Natività della Beata Vergine Maria del Lauro

Italia-Calabria-CS-Cassano allo Ionio

Tipologia                                                                                                                                                                                 Bene Architettonico

Descrizione

La Basilica della Natività della Beata Vergine Maria del Lauro, ubicata in piazza Sant’Eusebio da Cassano a Cassano all’Ionio, è la cattedrale della diocesi di Cassano all’Ionio. È dedicata alla Natività di Maria Vergine.                                 La cattedrale vanta una storia antichissima pur essendo stata molte volte rimaneggiata o riedificata a causa delle vicissitudini che colpirono la diocesi. Essa si trova nella parte bassa della città ed è di origine bizantina, sorta verso il 1100intorno ad una preesistente chiesetta dedicata alla “Madonna del Lauro”, così chiamata perché sorta nei pressi di un maestoso albero di alloro in cui le prime comunità cristiane pregavano e dove trovarono scampo dalla persecuzione iconoclasta i monaci basiliani.

L’effigie bizantina della Vergine del Lauro è ancora custodita all’interno della cattedrale ed è molto venerata dal popolo tanto che la cattedrale stessa è detta ancora oggi dagli abitanti “del Lauro”. L’edificio ha avuto diversi ampliamenti e rimaneggiamenti e poco rimane attualmente dell’antica struttura. La cattedrale, molto ingrandita nel 1491 e nel 1651 è stata quasi interamente ricostruita dopo il disastroso terremoto che la colpì nel 1706 e arricchita, nel corso dei secoli, da sempre più decorazioni e componenti. Il 10 aprile 1700 in questa cattedrale ricevette l’ordinazione presbiterale sant’Angelo d’Acri. Il 23 dicembre 2014 è stata elevata alla dignità di basilica minore da papa Francesco.

La cattedrale si presenta a croce latina con tre navate e cupola sontuosa. La torre campanaria è del 1608. La facciata barocca ha tre portali ed è bipartita in due ordini, ornati da decori in pietra e stucco. Sul coronamento si può ammirare una pregevole statua della Madonna col Bambino.

L’interno è riccamente decorato da vari affreschi e tele databili a diversi secoli e possiede altrettanto ricche e sontuose cappelle. Da annotare la presenza di una veneratissima effigie di scuola napoletana della Madonna Addolorata, un’artistica tela dell’Ultima Cena nella cappella del Sacramento, la cappella di San Francesco di Paola e quella di San Giovanni Battista oltre a quella del martire San Biagio, compatrono della città e patrono principale della diocesi.

Nella cattedrale sono altresì presenti alcune sepolture di vescovi, prelati e personaggi importanti della città. Lo stupendo altare maggiore realizzato in marmi policromi, con sportello in argento con la figura del pellicano, simbolo di Cristo, è sormontato da un parato completo di candelabri e croce in bronzo dorato; l’altare è completato da una recinzione in marmo. Davanti all’altare maggiore è situato il trono episcopale. Sulla destra dell’altare (a sinistra per chi proviene dall’esterno), sono situate piccole lastre di marmo su cui è scritta la cronotassi dei vescovi.

Il cosiddetto Succorpo, risalente ad epoca normanna, è un’antica cripta che si estende sotto la cattedrale ed è il più antico luogo di culto della città e della diocesi, dove sin dai primi tempi del Cristianesimo i fedeli si riunivano per pregare al riparo dalle persecuzioni. Al suo interno vi si trova il veneratissimo crocifisso ligneo del XV secolo, patrono della città, ed alcuni affreschi del XVI secolo raffiguranti Santa Lucia e San Biagio.

Sulla piazzetta intitolata a Sant’Eusebio da Cassano, antistante la cattedrale, si trova un’ammirabile fontana, La Fontana dei Leoni ornata, una volta, da leoni di pietra, probabilmente facenti parti di un mausoleo di qualche celebre personaggio, o che reggevano il protiro dell’antica cattedrale, attribuibili ad un ignoto artista della fine del XV secolo,(attualmente sulla fontana, dopo il furto dei leoni originali sono state poste delle sculture di taglio moderno).

 

LA TORRE DELL’OROLOGIO

U dirlogi                                            L’orologio

di Gino Bloise                            di Gino Bloise

Adu paisi mio                                    Al mio paese                       
c’è nu dirlogi                                     c’è un orologio
che sona                                          che suona
cintu ndinni                                      cento rintocchi
a mezzanotte                                   a mezzanotte
      […]                                                  […]                              
Si dice pure moni                             Si dice pure adesso
che stu dirlogi                                  che questo orologio
anu fatti i briganti                             l’hanno costruito i briganti
nta na notte                                     in una sola notte
insieme a u Campanaru                  insieme alla Torre Campanara
Jénu drlogi                                      E’ un orologio 
cu na storia antica                           con una storia antica
je’ nu dirlogi                                     è un orologio
cu na magaria                                 con una magheria

 

Per i cassanesi è impossibile parlare della Torre dell’Orologio senza richiamare alla mente i mirabili versi di del “poeta militante” Gino Bloise (Cassano All’Ionio, 16 marzo 1926 – Roma, 6 giugno 2001). Giornalista, politico, saggista ma, soprattutto, uomo di grande umanità. Bloise, come ha scritto qualcuno, era “un uomo della gente per la gente”. L’ex senatore socialista, sindaco di Cassano Sibari per 15 anni, come politico ha saputo amare molto la sua Cassano, e come poeta ha voluto celebrare la meravigliosa bellezza di questa terra. Il fine cantore ha immortalato nei suoi versi non solo i vizi, le virtù e le tradizioni di Cassano, ma anche il suo inestimabile patrimonio storico-artistico. Dalle parole del poeta è facile intuire l’importanza che ha sempre avuto la Torre dell’Orologio per i cassanesi. Il monumento, che dal 1776 è giunto integro fino ai nostri giorni, caratterizza in modo inconfondibile il profilo e le vedute della cittadina calabrese.                                                                                                                                                       La Torre dell’Orologio, dunque, è uno dei simboli più amati, e anche più noti, di Cassano All’Ionio. Situata sulla Pietra del Castello, l’imponente massiccio che sovrasta la cittadina e sul quale si trovano i ruderi del Castello Ducale, offre un panorama mozzafiato. La Torre mostra tre quadranti illuminati e si può vedere da ogni angolo del paese. La Torre dell’Orologio, come scrive il poeta, è famosa anche per i “cintu ‘ntinni”, i cento rintocchi che fa risuonare per Cassano ogni dieci minuti prima dell’ora a mezzanotte, alle otto del mattino e a mezzogiorno. Non si può visitare cassano e non restare affascinati anche dalla sua Torre Campanaria. Si tratta di una maestosa torre quadrangolare, che domina la Piana con le sue semplici ma imponenti linee da oltre 400 anni, dopo essere sopravvissuta, al devastante terremoto del 1783, a guerre e intemperie. La sua bellezza immutata nei secoli, suscita sempre un sentimento di infinito rispetto per tutte quelle maestranze silenziose e spesso misconosciute del passato che sono state capaci, con mezzi arcaici e tanto duro, complicato e annoso lavoro di creare un’opera che anela all’infinito.

La storia                                                                                                                                                                                     La Torre, come scrive il Professor Leonardo Alario nel libro “Cassano e il suo territorio – Frammenti di Storia, di Cultura”, fu edificata nel 1608 per volere di Monsignor Bonifacio Caetani, cardinale presbitero col titolo di Santa Pudenziana. Il cardinale decise che la Torre doveva essere eretta di fronte alla Cattedrale sul primo sperone di roccia del monte Pallice appena oltre il Vallone del Licio (fiume che un tempo tagliava Cassano dove adesso si snoda Via Guerrazzi, detta Selciata perché fu la prima strada del centro storico lastricata con selci). I muri si ergono su quattro piani sulla cui sommità è posta la cella campanaria.
Notizie della sua erezione, cita sempre lo studioso Alario, le fornisce il canonico Antonio Minervini il quale cita la lettera con la quale Bonifacio Caetani conferì l’incarico al decano Scribonio Granito completare la costruzione della Torre che dovrà essere “continuata e ridotta a perfezione” anche a sue spese. Si legge nello scritto che di fronte alla Cattedrale magnifica e di vaga costruzione: “sta la maestosa Torre del campanile, che sopra una base di 32 palmi quadrati elevandosi all’altezza di palmi 96, ti sveglia l’idea di quella del medio evo. […] La morte, poscia, seguita dal vescovo cardinale in Roma nel luglio del 1617, ci fa credere che fosse la causa onde rimase come tuttodì si vede”. E ciò che “si vede” era una Torre senza cella campanaria.
Nel tempo la Torre è stata utilizzata in varia modi a seconda delle esigenze: torre di guardia, luogo di difesa e persino come fossa comune per le vittime delle stragi e delle pestilenze. Il piano seminterrato, dal quale si accede alla Torre attraverso l’imponente portale sormontato dallo stemma marmoreo del cardinale Caetani (opera mirabile della bottega dei Della Porta) è stato murato proprio perché colmo di cadaveri, è stato murato. Ora l’accesso è stato predisposto al piano superiore. Oggi la Torre Campanaria è finita ed è uno dei simboli della città di Cassano All’ionio. Ma anche se le campane sono elettrificate e non c’è più un campanaro a farle a suonare, non ha perso nemmeno un briciolo del suo antico fascino e della sua austerità. Alla Torre Campanaria l’amministrazione comunale ha riservato una funzione più consona ai suoi tempi, infatti è al centro di una nuova proposta culturale che vede il monumento come centro museale polivalente.

LE FONTANE DI CASSANO

Non è un caso se Cassano All’Ionio è chiamata anche “Città delle acque”. La testimonianza della ricchezza d’acqua e anche del buon sistema di distribuzione idrica adottato nei secoli passati, è data dalle tante fontane e fontanelle che si trovano soprattutto nel Centro Storico cittadino. Le fontane, non erano solo un mezzo per l’approvvigionamento pubblico dell’acqua, ma anche ornamento e, soprattutto, luogo d’incontro. Alcune fontane di Cassano sono imponenti, veri e propri monumenti diventati simbolo della cittadina calabrese.

FONTANA DEI CAPUCCINI

La Fontana dei Cappuccini deve il suo nome alla vicinanza con l’omonimo ex Convento. La fontana risale alla fine del 700. Due cannelle in stile arabo-normanno scaricano l’acqua in altrettante vasche cilindriche, ricavate da un unico blocco di pietra e sormontate da un timpano.

FONTANA DEI TRE LEONI

Di sicuro la Fontana dei Leoni, dal punto di vista artistico, è la più importante. Si trova in Piazza Sant’Eusebio, la piazza dove ha sede la Basilica minore, ed è costruita in travertino nel 1794 su progetto dall’architetto napoletano Bartolomeo Grasso. L’acqua sgorga da un giglio sulla sommità di un bacino, posto su un tronco di piramide al centro di una grande vasca. Alla base della piramide, tre maestosi leoni accovacciati ricostruiti sull’immagine delle sculture originarie di notevole valore che risalivano al XV secolo che, purtroppo, sono state trafugati

FONTANA DELL’ACQUA SULFUREA (ACQUA STUFA)

La Fontana dell’Acqua Sulfurea, ormai entrata di diritto nella “cartolina” di Cassano, accoglie il visitatore con le sue otto cannelle. La fontana, infatti, Poggia su una base ottagonale con una cannella in stile arabo normanno per ogni lato. Ogni cannella ha la sua piccola vasca in pietra. In cima all’ottagono, che si restringe verso l’alto, un bacino in pietra ornato da una guglia. L’abbeveratoio è stato ricostruito in mattoni e decorato con sei teste di leone, scolpite da Franco Malomo

FONTANA DI PAGLIALUNGA

La Fontana della Selciata, detta anche Paglialunga, prende il nome del rione in cui si trova. Composta essenzialmente da un monolito in pietra dura con cannelle, ornate da protomi animali, e decorata da un timpano con stemma. Ancora visibile sul muro di sostegno, l’iscrizione latina: “Bibe dum fluam, mox defluam, sic eunt omnia” (Bevi mentre scorro, tra poco non scorrerò più, così vanno tutte le cose).

FONTANA PIE’ D’ULIVO

La Fontana Piè d’Ulivo ha una vasca ricavata da un monolito di selce. È divisa in tre piccoli bacini da due muretti, l’acqua defluisce dalle cannelle dei due laterali nel centrale, che fungeva da abbeveratoio per gli animali. Un semplice timpano a coronamento. Questa fontana è stata oggetto di restauro nel 1979. La vasca, ricavata da un monolitico di selce, è lavorata a mano, ed è suddivisa in tre scomparti: due vaschette laterali, alimentati da due getti d’acqua potabile di dimensione di circa 60×60 centimetri, mentre l’abbeveratoio centrale, misura circa 120×60 centimentri. Le vasche è l’abbeveratoio sono poggiate a una parete terminante a forma di triangolo isoscele. Gli interventi di restauro di fine anni 70 ne hanno alterato la struttura originaria, realizzata con materiale povero. La struttura ne risulta rinforzata ma ha perso un po’ di quella patina che raccontava la storia della gente semplice  e povera di una Cassano di altri tempi.  Oggi questa fontana rimane come simbolo e ornamento del il Rione Piè d’Ulivo.

FONTANA DEL PALAZZO O DI LARGO PLEBISCITO –

Largo Plebiscito si apre alla fine della discesa di Chiarenzo. Questa piazzetta del Centro Storico di Cassano  ospita una fontana molto bella: “a funtuone d’u palazze” (la fontana del palazzo) poiché si trova nel cortile esterno di Palazzo Paterno. La struttura, con colonne a bassorilievo a sostegno di un semicerchio con stemma ovale, è forse la più originale. Da due cannelle separate, decorate con protomi d’animali, l’acqua defluisce in due vasche circolari. in quanto si trova ubicata in quello che era un tempo il cortile esterno del palazzo Paterno che, tuttora, fa bella mostra di se. Questa fontana ha un aspetto davvero monumentale, poichè il muro di sostegno,interamente realizzato in mattoni a vista. Dietro la fontana, è collocata la vasca serbatoio per la raccolta delle acque, interamente realizzata in muratura. Nel 1970 anche questa fontana è stata restaurata e anche se la struttura originaria è stata in parte alterata, il risultato estetico è tale da far legare comunque la fontana con l’ambiente circostante.

FONTANA DELLA VILLA COMUNALE

Il visitatore che arriva a Cassano, da qualsiasi parte voglia accedere al Centro Storico, incontra la Villa Comunale, in gergo detta a Cassano “la Villa”, situata in leggero pendio a ridosso del Palazzo di Città. Al centro della Villa campeggia una fontana monumentale degna di nota. Questa fontana non ha uno stile definito. Nella sua struttura, infatti, si fondono elementi barocchi e neoclassici. Ci sono due vasche ciroclari, una più piccola sopra dove si riversa l’acqua, e l’altra più grande al di sotto, quasi a fare da base. Dalla vasca di base si erge una collinetta in pietra con alla sommità un basamento eptagonale; su questo poggia una seconda vasca di diametro ed ampiezza inferiore. Da qui si erge la colonna rotonda a balze, sovrastata da una tozza cupola; dalla parte superiore di ognuno dei tre lati più ampi sono poste le cannule con protome leonine dalle quali fuoriesce l’acqua. La fontana originariamente si trovava a fianco alla Chiesa di San Domenico, fu trasferita nel sito attuale quando fu costruita la Villa per abbellirla.

FONTANA NUOVA

È la più recente delle fontane di Cassano. La costruzione della Fontana Nuova risale, infatti, al 1870 e ha dato il nome anche al Rione. Oggi è priva di acqua e il suo stato non è buono. Le  due cannelle erano decorate con protomi (figure mitiche di uomini o animali a mezzo busto) e la vasca ricavata da un blocco di pietra rettangolare. Situata in Via Indipendenza, la si può trovare in una ripida discesa, proseguendo dopo l’effige di Sant’Antonio,sul lato Sud-Ovest dell’Orto di Nola. Originariamente, era costituita da una vasca monolitica di forma rettangolare che fungeva da abbeveratoio. La vasca riceveva l’acqua da due cannelle, rappresentanti i due protomi ancora visibili. a fontana è appoggiata a un muro. La parte superiore originariamente presentava un ornamento a forma di triangolo isoscele su cui era raffigurato uno stemma, presumibilmente appartenente alla famiglia che aveva realizzato la fontana. Con il lavori di restauro eseguiti nel 1997, tale ornamento, quasi distrutto dall’incuria e dalle intemperie, è stato completamente ripreso. Purtroppo il timpano con stemma, invece,  è andato perduto irrimediabilmente. Oggi Fontana Nuova mostra l’iscrizione, “sez. 883”, il cui significato non è noto; dei protomi non resta traccia e , purtroppo, dopo gli interventi di pulizia e di restauro, alcuni vandali hanno trafugato due delle tre vasche in pietra e una delle due cannelle. La fontana oggi assolve solo una funzione decorativa.

 

I LAVATOI

A tirare il filo che unisce ieri e oggi, stabilendo un dialogo armonico tra la città moderna il contesto rurale che le ha dato origine, due vecchi lavatoi. Gli antichi lavatoi sono macchine del tempo che raccontano la città del passato, la vita quotidiana dei nostri avi e quelli di Cassano sfoggiano, in tutta la loro semplicità, una encomiabile qualità architettonica.

 

“U’ lavature di Vrichi”

Via Generale Diaz ai cassanesi è meglio nota come “I Vrichi”. La strada prende il nome dal nome “vrica“, ossia brica o tamerice, pianta mediterranea molto diffusa nell’area. Si tratta di un piccolo albero con portamento arbustaceo conosciuto anche come “arbusto del deserto”. Il suo nome deriva dal vocabolo ebraico “tamaris”, con il significato di “scopa” poiché è stato associato il fogliame tipico della tamerice alla parte della scopa utilizzata per spazzare, così come accade anche per una particolare tipologia di ginestra conosciuta come cytisus scoparius. A questo proposito, la tamerice, nel suo tipo tetrandra, è conosciuta diffusamente anche con il nome di “scopa marina”.Il lavatoio di Via Generale Diaz mostra una vasca monolitica divisa in due parti da un muretto in pietra e circondato da una recinzione in muratura.

 

Lavatoio dei Macelli o di Piè d’Ulivo

Si trova nell’omonima via meglio conosciuta come quartiere Piè d’Ulivo. La costruzione del Lavatoio dei Macelli risale al 1793, data ancora ben leggibile sul frontespizio. È formato da una grande vasca rettangolare divisa in due e circondata da massicce colonne, uniche superstiti di una antica copertura. Si racconta che il lavatoio “Piè d’ulivo” era dotato di una copertura atta a proteggere le donne dalle intemperie quando lavavano i panni. Il suo ingresso era posto tra due dei pilastri che, alternandosi per l’intero perimetro,  sostenevano la copertura. All’interno c’era un’unica grande vasca rettangolare, divisa in due da un muretto da cui sgorgava l’acqua che alimentava le fontane. Originariamente, all’interno, lungo il muro di cinta erano collocate delle vaschette, probabilmente utilizzate per poggiarvi i panni già trattati con il sapone e già “assingereate” (risciacquati). Il lavatoio fu costruito lontano dalle case. Negli ultimi anni il lavatoio è stato ristrutturato e, oggi, come si vede dalla foto, le nuove abitazioni sono a ridosso delle sue mura permetrali. Non è più utilizzato per lavare i panni ma dalla sua posizione si può godere un bellissimo scorcio del centro storico.

 

CASSANO E LE SUE CHIESE

Parrocchia “San Francesco d’Assisi”

Via Indipendenza

87011 Cassano all’Ionio

Parroco: don Silvio RENNE

Tel. 0981.76100

Parrocchia “S. Maria di Loreto”

87011 Cassano all’Ionio

Parroco: don Giuseppe DE CICCO

Tel. 0981.71061

Parrocchia “San Domenico”

87011 Doria – Cassano all’Ionio

Parroco: don Joseph AMEWOUHO

Tel. 0981.72094

 

Chiesa di Sant’Agostino oggi B.V. Maria

Largo Sant’Agostino – Cassano Allo Ionio (CS)

Parrocchia “Presentazione del Signore”

87011 Lauropoli – Cassano all’Ionio

Parroco: don Pietro MARTUCCI

Tel. 0981.70309

info@presentazionedelsignore.it

www.presentazionedelsignore.it

 

Parrocchia “Sacri Cuori”

87011 Lauropoli – Cassano all’Ionio

Parroco: don Attilio FOSCALDI

Tel. 0981.708158

info@parrocchiasacricuori.it

www.parrocchiasacricuori.it

Parrocchia “San Giuseppe”

87011 Sibari – Cassano all’Ionio
Parroco: don Michele MUNNO

Tel. 0981.74014

Parrocchia “San Raffaele Arcangelo”

87011 Lattughelle Sibari – Cassano all’Ionio

Parroco: don Nicola FRANCOMANO

Tel. 0981.74067

 

 

Nome

Grotte di Sant’Angelo

Italia-Calabria-CS-Cassano allo ionio

Tipologia

Bene paesaggistico ambientale

Descrizione

Le Grotte di Sant’Angelo rientrano nel patrimonio paleontologico della sibaritide, essendo provata ed accertata la presenza umana in età paleolitica all’interno delle grotte. Da non sottovalutare è anche la valenza naturalistica del sito che, infatti, comprende un complesso di cavità carsiche intercomunicanti che si estendono per qualche chilometro. Le grotte di Sant’Angelo sono un complesso di cavità di origine carsica di grande interesse dal punto di vista speleologico e turistico. Il complesso è sito nel comune di Cassano all’Ionio, nella provincia di Cosenza, a ridosso dal centro abitato. Al loro interno è stata accertata una prima frequentazione umana a partire dal Neolitico Medio fino alla fine dell’Età del Bronzo. Durante gli scavi sono state recuperati numerosi manufatti ceramici di uso quotidiano nonché alcuni vasi con simboli grafici sconosciuti. Inoltre è stata attestata anche una frequentazione ad uso funerario delle grotte con un raro esempio di cremazione di età neolitica.

 

Nome

Grotta della Vucc’Ucciardo

Italia-Calabria-CS-Cassano allo ionio

Tipologia

Bene paesaggistico ambientale

Descrizione

A’ VUCC’UCCIARDO

La Grotta della Vucc’Ucciardo è una delle più significative testimonianze del paesaggio naturale ed archeologico del territorio di Cassano. Si tratta di una cavità naturale, che si sviluppa all’interno della Grande Pietra del Castello. Grazie all’Associazione Speleologica Liocorno, la Grotta è stata restituita in tutta la sua magnificenza alla fruizione pubblica. La rigenerazione degli spazi della Grotta ai piedi della Pietra del Castello ha permesso non solo di scoprirne particolari di grande bellezza ma anche di farne un adibirla ad auditorium dove si tengono tutto l’anno manifestazioni culturali e turistiche. Splendido scenario per i molti spettacoli che qui d’estate sono stati messi in scena. L’ampio spazio appena all’ingresso, l’ottima acustica e la temperatura costante, fanno della Grotta della Vucc’Ucciardo la quinta suggestiva di un teatro naturale atto a ospitare qualsiasi spettacolo.

 

Nome

teatro

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Tipologia

Bene Architettonico

Descrizione

Teatro Comunale

IL TEATRO COMUNALE: LA “BOMBONIERA”

Il Teatro Comunale di Cassano All’Ionio è stato costruito nel 1921 per volontà dell’allora Ministro ai Lavori Pubblici Michele Bianchi, politico Calabrese. L’On. Bianchi è stato il primo segretario del Partito Nazionale Fascista. Durante il suo mandato, il Ministro Bianchi promosse la realizzazione di alcune opere pubbliche in Calabria, in particolare nella sua provincia di Cosenza, fra queste anche il Teatro di Cassano. Il Teatro funzionò come tale fino al periodo del dopoguerra. In seguito la struttura è stata utilizzata solo come Cinema. In seguito, grazie all’arrivo di finanziamenti regionali, l’amministrazione cassanese riuscì a ristrutturare il Teatro Comunale che ritornò alla sua funzione originaria. Nel 2007 con la Prima Stagione Teatrale, c’è stata la nuova inaugurazione.Da allora le manifestazioni culturali che si svolgono all’interno di questa bellissima struttura, per tutti ormai la “Bomboniera”, non si contano.    Il Teatro Comunale di Cassano, che si affaccia sull’attuale Piazza Pertini, è costituito da una platea con 114 posti e loggioni che ospitano 70 posti. La capienza totale è di 184 posti.

 

Nome

MONUMENTO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE

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Tipologia

Bene scultoreo

Descrizione

Il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, Stelo della Madonnina, salendo verso il centro cittadino, si trova quasi alla fine di Via Giovanni Amendola di Cassano a pochi metri dal Palazzo di Città. Realizzato a cavallo degli anni 1954/1955, si erge su un basamento costituito da blocchi marmorei di differente altezza, si diparte un’altissima stele in travertino sulla cui sommità è collocata la statua bronzea della Vergine Immacolata.

 

Nome

Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide

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Tipologia

Bene museologico

Descrizione

MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DELLA SIBARITIDE

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, inaugurato nel giugno del 1996, si trova al centro della Piana di Sibari, a nord-est del Parco Archeologico. Progettato dall’Architetto Riccardo Wallach, il Museo di Sibari è un esempio eccellente di architettura museale contemporanea. Si estende su una superficie di 4.000 metri quadrati distribuiti su tre livelli, e comprende cinque unità espositive, un nucleo centrale che ha il compito di organizzare gli ambienti espositivi del museo e un corpo servizi per le funzioni di ricerca, studio, restauro, conservazione. Sede amministrativa anche del Polo Museale della Calabria, l’edificio è dotato di una sala convegni e di una biblioteca. Il nuovo Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide rappresenta il principale polo culturale e storico del litorale ionico della provincia di Cosenza. Tra gli unici cinque musei nazionali della Calabria, quello della Sibaritide, espone i reperti più importanti provenienti dal territorio circostante, compresi i rinvenimenti precoloniali dei siti di Francavilla Marittima e Castiglione di Paludi. Distribuiti in complessive cinque aree museografiche sono esposti i reperti dell’area di scavo propria del contiguo Parco Archeologico, che riguardano le città sovrapposte di Sybaris e Thurio, di epoca arcaica ed ellenistica, e la romana Copia.

I REPERTI                     

Tra gli innumerevoli reperti esposti nel Museo, si segnalano per interesse:

  • la parziale armatura di bronzo composta da un elmo con paraguance e corazza anatomica bivalve, risalente al VI secolo a.C. dal corredo funerario di Tomba Brettia e rinvenuto a Cariati.
  • Il corredo del chirurgo proviene da una delle più straordinarie sepolture di età romana di tutta Italia: “la tomba del chirurgo“, nota anche agli storici della medicina. Si tratta di un corredo funerario molto particolare: la “borsa dei ferri” di un medico ortopedico o dentista del I° secolo dopo Cristo. Nella borsa si trovano una serie di strumenti di grande valore documentario, tutti in bronzo con decorazioni a intarsio in argento. Alcuni di questi sono ancora perfettamente funzionanti.
  • Un pettine in avorio di elefante con decorazione incisa a cerchi concentrici del XI secolo a.C. e proveniente dall’abitato protostorico di Torre Mordillo;
  • Una magnifica coppa di bronzo sbalzata, di chiara manifattura fenicia, risale al VIII secolo a.C. è stata rinvenuta nella necropoli di Francavilla Marittima.
  • Un grande Aryballos globulare di ceramica corinzia, ottimamente conservato e databile ai primi del IV secolo a.C., sempre proveniente dal sito di Francavilla Marittima.
  • Due esempi di vasche in argilla, con sedile e incavo per i piedi e bordi sagomati che testimoniano come a Sibari, oltre ai bagni pubblici, considerati essenziali in ogni città, già si faceva uso di vasche da bagno domestiche, dove potersi lavare comodamente.

TORO COZZANTE

Il reperto più illustre del Museo è sicuramente il Toro Cozzante, statuetta di bronzo ritrovata in un edificio dell’antica colonia romana Copia e risalente al V° secolo avanti Cristo. Il reperto è considerato dagli studiosi la scoperta più importante per quanto riguarda la bronzistica magnogreca dopo i Bronzi di Riace.

 

Info:
Gestore per la tutela: POLO MUSEALE DELLA CALABRIA
Proprietà: Ente MiBAC
Direttore: Dott.ssa Adele BONOFIGLIO
Ingresso: 2,00 €; Riduzione 1,00 €

 

Nome

Museo Diocesano

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Tipologia

Bene museologico

Descrizione

MUSEO DIOCESANO

Il Museo Diocesano di Cassano All’Ionio è allocato nei locali Palazzo vescovile che si affaccia su Piazza Sant’Eusebio, la stessa della Cattedrale, della Fontana dei leoni, della Torre Campanaria. Da questa piazza si dipartono le principali vie e i vicoletti che consentono la visita a questo splendido centro storico. La prima sala del Museo, inaugurato nel 1991 dall’arcivescovo di Crotone e Santa Severina, Monsignor Giuseppe Agostino, ospita alcuni dipinti su tavola e statue provenienti dalla cattedrale di Cassano e forse realizzate in Puglia, a Trani.
La seconda sala è un unicum nel panorama dei musei d’arte sacra della provincia di Cosenza poiché espone grandi dipinti, per la maggior parte di artisti meridionali (Nicola Malinconico e Felice Vitale) che riconducono, l’uno al circolo artistico di Luca Giordano e l’altro all’antica storia della diocesi di Cassano. A sancire la grande eccezionalità di questo piccolo ma prezioso Museo sono opere come “L’adorazione dei pastori”, “La Madonna con Bambino tra San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi” del Vitale, “La presentazione di Maria al Tempio”, “L’Assunta”, “L’Immacolata” e altri dipinti di grande rilevanza artistica e storica. Nella grande sala sono state recentemente aggiunte alcune opere, inclusa la raffaellesca Madonna con bambino (1886) di Monsignor Basile, ritornata ad arricchire il patrimonio cassanese dopo circa 17 anni. Nel Museo si possono ammirare anche teche con argenterie e pregiate “carte glorie” del 1839 in poi, rinvenute nella cattedrale e risalenti al rito precedente al Concilio Vaticano II. Si tratta di “carte” scritte in latino e caratterizzate da una lettura di spalle ai fedeli). Tutti cieli unici che impreziosiscono la sezione documentaria del museo diocesano di Cassano Ionio. La terza sezione espone testi liturgici, specie canti gregoriani del Sette e Ottocento, rinvenuti nelle chiese della Diocesi; inoltre una Eneide virgiliana e una Storia del Regno di Napoli. Non mancano alcuni paramenti sacri vescovili e dei diaconi; un busto reliquario dedicato a San Biagio in lamina d’argento e piatti in rame di manifattura tedesca, utilizzati per la Questua, l’offertorio.

Info

Direttore

don Leone Boniface

Responsabile

Vincenzina Esposito

Orario di apertura

Inverno: dalle ore 10:00 alle ore 13.00

Estate: dalle ore 10.00 alle 12.30 – dalle ore 17.00 ale ore 19.30

 

Nome

Sito archeologico della Sibaritide

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Tipologia

Bene archeologico

Descrizione

La zona della Sibaritide fu il centro della civiltà degli Enotri, che ebbe la massima fioritura nell’Età del ferro, prima di essere spazzati via dai coloni greci giunti dall’Acaia nel 730720 a.C. circa. I Greci sconfissero e ridussero i locali alla schiavitù, quindi fondarono Sibari (Sybaris), il centro della zona dove transitavano le merci provenienti dall’Anatolia, in particolare da Mileto. Nell’Antichità la ricchezza di Sibari era proverbiale, ma la sua sorte fu segnata, dopo la vittoria contro Siris (alleata a Crotone e Metaponto), dalla guerra contro Crotone. Il conflitto nacque probabilmente per ragioni di contese commerciali e culminò con la battaglia del Traente (510 a.C.), che vide la vittoria dei crotoniati, l’assedio di Sibari e, settanta giorni dopo, la sua distruzione, per la quale venne anche deviato il fiume Cratiaffinché passasse sopra le rovine della città sconfitta.

I sopravvissuti di Sibari partirono per la madrepatria, dove ottennero l’aiuto di Ateneper tornare in Calabria e fondare, nel 444 a.C. con altri nuovi coloni ateniesi, una nuova colonia sullo stesso sito, chiamata poi Turi. Il nuovo impianto della città fu progettato dal famoso architetto e urbanista Ippodamo. I conflitti però tra sibariti e ateniesi portò a un conflitto interno, che culminò con la cacciata dei sibariti.

Nel 194 a.C. la città fu fondata nuovamente come colonia romana con il nome di Copiae, che fu presto cambiato nuovamente in Thurii. Continuò ad essere in un certo qual modo un luogo importante, posta in una posizione favorevole e in una regione fruttifera, e sembrerebbe che non sia stata completamente abbandonata fino al Medioevo.

Dimenticata in seguito, i suoi resti vennero individuati scavati a partire dal 1932 e con particolare intensità dal 1969. Tutt’oggi sono aperti vari cantieri, per cui lo scavo è ancora lontano da essere esaurito.

Il 18 gennaio 2013 una forte alluvione ha provocato un allagamento all’area archeologica di Sibari, a causa anche dell’incuria dell’uomo. 20 mila metri cubi d’acqua hanno coperto interamente il parco archeologico.

Gli insediamenti protostorici sono testimoniati da alcuni siti della zona, come Castiglione di Paludi, dove esistono i resti di una necropoli dell’Età del ferro, databile al IX-VIII secolo a.C.

I resti della città testimoniano inequivocabilmente l’impianto razionale ellenistico di Ippodamo, con strade che si intersecano ortogonalmente, mentre è scomparsa quasi ogni traccia della città precedente.

Nella zona del “Parco del Cavallo” restano alcuni tra i resti più significativi, risalenti all’età romana. Si tratta di un quartiere organizzato in due grandi plateiai e un teatro.

Nelle zone “Prolungamento Strada” e “Casa Bianca” si trovano altre sezioni. “Casa Bianca” in particolare ha una zona edificata del IV secolo a.C., con una torre circolare. Stombi infine mostra una zona urbana a insediamento misto, solo in parte riedificata dopo il 510 a.C., con alcune fondazioni di età arcaica, tra le quali un edificio modesto, pozzi e fornaci.

Le esplorazioni archeologiche nella prima metà del Novecento si erano limitate ad alcuni sopralluoghi da parte di Umberto Zanotti Bianco e, in seguito, anche di Paola Zancani Montuoro, che avevano consentito di mettere in luce resti di strutture antiche (essenzialmente di età romana, risalenti alla colonia latina di Copia, sorta sul sito di Thurii) nell’area di Parco del Cavallo. Campagne di scavo estensive e in profondità erano rese difficili dalle condizioni del terreno acquitrinoso e dalla falda affiorante, tale da richiedere un consistente supporto tecnico per l’aspirazione e il drenaggio dell’acqua. Solo alla fine degli anni Sessanta del Novecento si riuscì a varare un programma sistematico di scavi a Sibari e fra il 1969 e il 1974 vennero condotte regolari campagne di scavo, con saggi nelle località di Parco del Cavallo, Stombi, Prolungamento strada e Casa Bianca.

Esse misero in luce, oltre ai noti resti di età romana, strutture risalenti all’età arcaica e classica, riferibili pertanto sia alla Sibari arcaica che ai successivi insediamenti fino a Thurii. I materiali, in massima parte soggetti a processi di fluitazione e dilavamento, corrispondevano a queste fasi cronologiche ma permettevano anche di risalire all’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C. e, quindi, all’epoca della presunta fondazione di Sibari, ovvero, ~720 a.C. Essi trovavano conferma e, in seguito, furono ulteriormente supportati dai ritrovamenti fatti nelle aree immediatamente a ridosso della piana di Sibari, come Francavilla Marittima (Timpone della Motta) e Torre del Mordillo.

Moneta incusa di Sibari. Circa 550-510 a.C.

Nel frattempo l’intensificarsi delle ricerche di superficie e degli scavi in siti della Calabria settentrionale ha consentito di dare sempre maggiore consistenza alle ipotesi storiche formulate sull’antica Sibari e sul suo “impero”. A partire dalla fine degli anni Novanta e fino ad oggi, una missione composta da archeologi di diverse Università italiane e straniere, della Scuola Archeologica Italiana di Atene e da archeologi greci ha intrapreso un progetto di scavi regolari a Sibari, grazie al quale la conoscenza archeologica del sito si è enormemente ampliata. Notevole importanza hanno avuto, inoltre, le ricerche archeologiche nelle località poste ai limiti della piana di Sibari: siti come Francavilla Marittima erano noti archeologicamente molti decenni prima di Sibari stessa. Infatti ricerche condotte nel 1879 e ancora nel 1887 avevano portato alla scoperta di una vasta necropoli dell’età del ferro, con ricchi materiali anche precedenti l’età della colonizzazione greca, ai piedi della collina.

Successivamente, anche sulla cima vennero fatte straordinarie scoperte (fra l’altro anche un’importante iscrizione greca arcaica) relative a quello che in età arcaica e classica fu un santuario greco dedicato a una divinità femminile (Hera, Athena?), ma in precedenza era stato un abitato o, secondo alcuni studiosi, un luogo di culto delle genti locali che abitavano nell’area della piana di Sibari prima dell’arrivo dei Greci. I reperti archeologici dell’antica città sono oggi custoditi nel Museo archeologico nazionale della Sibaritide.

Per info e visite fuori orario

Tel. 0981.77262

 

Nome

Pietra del Castello

Italia-Calabria-CS-Cassano allo Ionio

Tipologia

Bene architettonico

Descrizione

La “Pietra del Castello” si trova a Cassano Jonio. Oggi purtroppo restano solo pochi ruderi di quella che fu un’importante fortificazione. Il Castello venne costruito dai normanni, molto probabilmente su un edificio preesistente di epoca romana o bizantina. Fu utilizzato delle varie famiglie che si susseguirono nel controllo del territorio circostante, fu dunque ristrutturato una prima volta dagli Angioini nel ‘400 e dai Serra nella seconda metà del ‘600. La sua distruzione si ritiene sia dovuta al fatto che nel 1799 venne fatto esplodere dalla truppe francesi.
Particolarità del castello è l’orologio situato sulla fiancata destra, questo batte cento tocchi alle 8 del mattino, a mezzogiorno ed a mezzanotte.

 

Nome bene

Ruderi della Torre di Milone

 

Italia-Calabria-CS-Cassano allo ionio

Tipologia

Bene

Descrizione

La Torre di Milone si trova a pochi chilometri dall’abitato di Cassano. Il prezioso rudere è quanto resta  di quelle che, con molta probabilità, erano le mura di cinta dell’antico castello medievale costruito dai normanni su una fondazione preesistente.  Facilmente visibile dalla strada del Parco omonimo, oggi si è oggetto di un progetto di salvaguardia e riqualificazione.  Arroccata com’è, e misteriosa tra le pietre e le rocce che ancora conservano inesplorati i ruderi di un oratorio basiliano, la Torre di Milone doveva offrire un’ampia veduta, testimone di una storia probabilmente ancora tutta da scoprire.

Cassanum fu colonia di Sibari di cui seguì le sorti e in epoca romana municipio: escludendo che il Milone di Cassano sia il celebre lottatore dell’antica Crotone, potrebbe essersi trattato di Tito Annio Milone emissario di Pompeo protagonista con Cesare della IIa guerra Civile (49-45) del quale però poco si sa. Si narra che durante lo scontro tra Gaio Giulio Cesare e Pompeo, Cassano si schierò dalla parte del primo e per questo subì l’assedio da parte di Tito Annio Milone che restò ucciso da un sasso gettato da un cassanese dalla Torre che oggi porta il suo nome. Ma anche qui non c’è alcuna certezza di luoghi e di date. L’anticesariano Milone, che fu ucciso da una pietra gettata da un muro, “lapide ictus ex muro”, è stato ucciso a Compsa in Irpinia o nella Cassanum romana? E dove la storia finisce per far posto alla leggenda? Se Tito Annio Milone fu ucciso da un sasso, chi il Milone che secondo alcuni storici dopo la battaglia ritornò a Roma per continuare la sua politica? Perché si parla anche di un “Milone” che alleatosi con Marco Celio Rufo, organizzò una sollevazione anti cesariana, ma nel 48 a.C. durante l’attacco alla città di Compsa (Campania), fu ucciso da un sasso lanciato dalle mura. Il “Milone” della Torre cassanese allora è un altro? Ci troviamo di fronte a un caso di omonimia o di confusione storica? Non lo sappiamo. Sappiamo solo che, comunque siano andate le cose, a Cassano resta una testimon isanza storica straordinaria: la Torre di Milone.

 

Nome bene

Santuario di Santa Maria della Catena

Italia-Calabria-CS-Cassano allo Ionio

Tipologia

Bene

Descrizione

Il santuario abbazia di Maria Santissima della Catena è un antico edificio religioso mariano, situato nei pressi della città di Cassano all’Ionio, in una valle attraversata dal fiume Eiano alle pendici di un colle. L’edificio, che ha subìto le alterne vicende storiche che interessarono il territorio, è ancora oggi mèta di pellegrinaggi e rappresenta un tangibile segno di storia, arte e fede della Calabria Citeriore. Incerte e controverse sono ancora oggi le origini di questo importante luogo di culto, sorto, così come si presenta oggi, nella prima metà del XVII secolo sulle rovine di un antico luogo di culto basiliano, in cui monaci scampati dalle persecuzioni in Oriente, si rifugiarono. Testimonianza di quest’origine bizantina è la presenza della veneratissima immagine Odighitria della Madonna della Catena, cioè “Madonna che Guida” (dal verbo greco katinai, guidare). La Vergine era quindi venerata come la vera guida verso Cristo. Il santuario fu proclamato abbazia da papa Benedetto XIV il 22 agosto 1748 con apposita bolla papale. L’interno della chiesa è a tre navate ornate in stile barocco. Sopra il portale è presente uno stupendo affresco di scuola napoletana che rappresenta la “Fuga in Egitto”. Dietro l’altare maggiore è situato il venerato simulacro della Madonna. La chiesa possiede inoltre antiche suppellettili e conserva vetuste opere d’arte sacra. La festività della Madonna viene celebrata da numerosa folla di pellegrini la seconda domenica di maggio con solenne processione. All’interno della cattedrale è custodito un Crocifisso ligneo, alto oltre quattro metri, intorno al quale è sorta una leggenda: il suo sconosciuto creatore, finito il lavoro, guardò la sua creazione, gli sussurrò «Quanto sei bello, mio crocifisso», e morì.  Il Santuario “Madonna della Catena” risale al VIII-IX secolo quando in Calabria arrivarono i monaci italo-greci e sistemarono la statua della Madonna Teutochia in una grotta vicina ad un preesistente monastero. In seguito la statua fu spostata in un piccolo oratorio edificato proprio di fianco al monastero. Nel XI secolo il santuario fu sopraelevato in epoca prenormanna e nella parte superiore fu inserito l’oratorio dellaMadonna della Catena. Nel secolo successivo, il santuario fu ricostruito con proprietà rinascimentali. L’antica icona ritrae la Madonna che regge sul braccio destro il bambino benedicente e con la mano sinistra la catena, è un affresco dipinto sopra un masso di natura tufacea. Nel 1612 furono compiuti dei restauri di forma barocca, conservati ancora oggi. Sugli altari barocchi dell’interno sono poste quattro tele del pittore napoletano Nicola Malinconico.

 

 

Siti di Interesse Comunitario

LE AREE S.I.C. – SITI DI INTERESSE COMUNITARIO

Il Comune di Cassano All’Ionio presenta caratteristiche naturalistiche e ambientali di grande pregio, non a caso ricadono nel territorio comunale l’area SIC con denominazione “Casoni di Sibari” (codice sito IT9310052), sito costiero, con un’estensione di 504,19 ettari e l’area SIC (IT9310044) e “Riserva Naturale della “Foce del Fiume Crati”, sito a dominanza di vegetazione arborea igrofila, con un’estensione complessiva di 226,49 ettari, in parte ricadente nel Comune di Corigliano Calabro.

RETE NATURA 2000                                                                                                                                                         Rete Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche “conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali” (Art. 2). Soggetti privati possono essere proprietari dei siti Natura 2000, assicurandone una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico.La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche “conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali” (Art. 2). Soggetti privati possono essere proprietari dei siti Natura 2000, assicurandone una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico.
AREA S.I.C. CASONI DI SIBARI

L’area dei Casoni di Sibari si estende a nord della foce dello Stombi per un tratto di litorale di circa 1.400 metri. L’ampia depressione attualmente convertita in risaia si estende in prossimità dei laghi salati di Sibari ormati a causa della dinamica costiera per azione delle correnti e delle onde litoranee. La vegetazione naturale forestale è assente nel sito. Le depressioni retrodunali sfuggite alla coltivazione sono colonizzate da formazioni a Tamarix gallica e vi è una compenetrazione con comunità alo-igrofile mediterranee dei Juncetalia maritimi, caratterizzate da Juncus acutus, Spergularia marina, Schoenus nigricans, Hordeum sp. pl., Trifolium sp. pl. ecc. Su suoli salsi si rinviene un mosaico di comunità alofile particolarmente eterogeneo (Suaedo maritimae-Salicornietum patulae, Sarcocornietum deflexae, Suaedetum fruticosae, Spergulario salinae-Hordeetum marini). Gli acquitrini sono dominati da fitocenosi degli ambienti salmastri con canneti e giuncheti diversificati in numerose fitocenosi inquadrabili nell’ambito dei Phragmyto-Magnocaricetea, Molinio-Arrhenatheretea, Juncetea maritimi, Lemnetea.
Importanza e Qualità
Stazione di rilevantissima importanza ornitologica per la sosta di numerose specie acquatiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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