BENI CULTURALI SPEZZANO ALBANESE

BENI CULTURALI SPEZZANO ALBANESE

CHIESA DEL CARMINE

Descrizione

La chiesa fu costruita per volere del dottore Alessandro Cucci nel 1735 e conserva una tela dedicata alla Madonna  del secolo XVIII. Vi si trovano anche le statue della Madonna e di S. Giuseppe, nonché i dipinti di S. Maria Ausiliatrice, del Cuore Santo di Gesù Cristo, S. Rita da Cascia e S. Giovanni Bosco; così pure una pittura  di Luigi Veltri (sec XIX) che rappresenta la Madonna del Carmine. Sopra l’altare principale si trova la seguente iscrizione:

D.O.M.

ALEXANDER DE CUCCIS FILIUS JOANNIS BATTÆ ET THERESIÆ PETONE A LATTARICO-AGGENS

EXISTENS IN HAC TERRA SPETIANI MIRA ERGA S.S. VIRGINEM DIVOTIONE HOC OPUS SACRUM PRO SÈ SUIS

 FRATIBUS ET SUCESSORIBUS – PROPRIO ÆRE FIERI FECIT.

A.D. MDCCXXXV

___________________________________________________________________________________________

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

Descrizione

La Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli è situata nei pressi del Municipio di Spezzano Albanese dove in passato era edificato un eremo antoniano che a sua volta era stato costruito su uno basiliano. La struttura fu restaurata dalla famiglia Salimena nel 1742. Si presenta con una struttura neoclassica a tre navate ed è dotata di tre porte di accesso. Il campanile segue lo schema tipico delle chiese neo classiche, realizzato su quattro livelli a pianta quadrata e terminante con la tipica forma a punta. All’interno ci sono alcune pitture di De Maria (1915) che raffigurano  S. Francesco di Paola, la Madonna col Bambino e S. Antonio Abate. Vi si trovano anche le statue della Madonna, di S. Antonio Abate (1889), di S. Francesco di Paola e ancora del Cristo morto (sec XIX), queste vengono utilizzate per le processioni religiose.

___________________________________________________________________________________________

CHIESA SAN PIETRO E PAOLO

Descrizione                                                                                                                                                

Ha origine bizantina e fu consacrata nell’anno 1607 allorché venne detta Chiesa Madre di Spezzano. Fu allargata nel 1819 e nell’anno 1825 venne dichiarata “Collegiata Insigne”. All’interno si conservano diverse opere: La cacciata dei mercanti dal tempio (sec. XVIII), un coro ligneo (sec. XVIII), una tela raffigurante S. Pietro e S. Paolo (Francesco Angaria da Cassano, 1769); una pittura tonda dell’Addolorata (autore sconosciuto, sec. XVIII); una tela del Purgatorio (autore sconosciuto, anno 1713); una tela raffigurante S. Francesco di Paola (autore sconosciuto, 1850); una pittura raffigurante i miracoli di S. Francesco di Paola di Umberto De Maria (1912); una statua del Cristo morto utilizzata   nelle processioni sacre (1889) ed un’altra della Madonna Addolorata.

___________________________________________________________________________________________

COSTUME TIPICO SPEZZANO ALBANESE

Il Costume tradizionale Arbëresh

“Llambadhor”

Le comunità italo-albanesi suscitano notevole interesse ed ammirazione da parte dei curiosi e dei turisti anche per il loro costume di gala che, grazie alla ricchezza, allo sfarzo e alla difficoltà di realizzazione dei suoi elementi, diventa  un capo  di abbigliamento etnico molto prezioso sotto molti  aspetti. Tale interesse verso il costume di gala, in albanese detto “llambadhor”, deriva dal fatto che esso è uno dei simboli più rappresentativi dell’identità etnica e culturale degli arbëreshë, ed ogni sua componente acquista una simbologia diversa  a seconda della comunità italo-albanese.

 Il “llambadhor” di Spezzano Albanese è composto da due gonne con fitte pieghe plissettate:

Kamizolla = sottogonna in raso di seta lunga fino alle caviglie a fitte pieghe plissettate che generalmente è di colore rosso o amaranto e con il lembo bordato di un ampio gallone dorato.

Coha = sopragonna, in pura seta a lamine d’oro con bordo ornato da galloni d’oro, si sovrappone alla kamizolla ed è stretta a fitte pieghe plissettate sulla vita. È leggermente più corta della kamizolla tale da rendere visibile la gallonatura della sottogonna. Il colore può essere verde, azzurro o viola. Quando viene indossata, il lembo inferiore del lato destro viene ripiegato in alto a forma di conchiglia con un rigonfiamento sulla parte posteriore “fucka” poggiante sul braccio destro e si riapre sul davanti a ventaglio.

Le due gonne si indossano su un camicione chiamato:

Ljinja = lunga camicia in cotone bianco con scollatura a “V” ornata ai lati da ricchi merletti eseguiti in filo di seta bianco.

Sulle spalle si indossa:

Xhipuni = cortissimo corpetto in lamè dorato simile al colore della coha con lembi gallonati in oro e con larghe fasce di galloni d’oro nella parte posteriore delle spalle. Le maniche presentano finissimi ricami dorati che richiamano motivi floreali o astrali.

Tuqilji = stoffa di cotone bianco che ha la funzione di coprire l’ampia scollatura della ljinja.

Sul capo vi si appoggia un velo chiamato:

Flloshi = velo di tulle, caratterizzato da ricchi ricami in oro e argento. Questo accessorio aggiunge maggiore maestosità e completezza al “llambadhor

Il Costume tradizionale Arbëresh

“Pacchiana”

L’altro costume caratteristico del nostro paese e quello detto “pacchiana” privo di quella ricchezza di particolari e di accessori propri del “llambadhor”. Il costume tradizionale, la cosiddetta “pacchiana”, ricalca nell’impostazione il costume di gala ed è composto da una lunga camicia di cotone bianco e il corsetto privo di galloni; inoltre, sulla gonna, caratterizzata da fitte pieghe, vi è un grembiule con motivi floreali che contrastano con il colore della gonna stessa. Il costume maschile è quello meno conosciuto, essendosi perso l’uso di indossarlo ormai da secoli. Ciononostante, a nostro parere, resta di grande importanza, se non per la ricchezza, almeno per il suo valore storico e tradizionale

___________________________________________________________________________________________

Santuario Della Madonna delle grazie

ItDescrizione

Il santuario della Madonna delle Grazie di Spezzano Albanese è un edificio religioso di culto cattolico italiano. È dedicato a Maria, madre di Gesù, ed è stato edificato nel XVI secolo. Sorge nella parte storica del paese, in posizione dominante sulla piana di Sibari. Nato come una piccola cappella, nei secoli venne allargato con la costruzione di due navate laterali, il campanile ed un atrio d’ingresso, delimitato da tre maestosi cancelli in ferro battuto datati 1930.

Riguardo al santuario è nota una leggenda, le cui radici si intrecciano con la storia del luogo. I riferimenti alle genti d’Albania, migrate nel XV secolo verso il Sud Italia (in buon numero anche a Spezzano) per trovare riparo dall’invasione turca, sono infatti alla base della narrazione. La leggenda testimonia anche la particolare devozione degli albanesi di Spezzano alla Madonna. Si narra che era un comune giorno di un tempo non ben definito, quando ancora natura e uomo convivevano armoniosamente. Due ragazzi, abitanti dell’allora piccolo villaggio, erano intenti a pascolare le loro caprette nel bosco. Uno dei due si allontanò alla ricerca di cibo e, d’un tratto, fu colpito da un grosso bagliore luminoso. Chiamò subito l’altro per mostrargli il fenomeno, ed entrambi rimasero colpiti dalla bellezza immobile di una gran Signora seduta su un trono, con un bimbo sul braccio destro ed un libro nell’altra mano. La Signora – ossia la Vergine Maria – chiese di avere in quel luogo una cappella a lei dedicata. La notizia ben presto si sparse per il piccolo borgo, che allora sorgeva intorno al luogo dell’apparizione. In molti si recarono sul posto per assistere al grande evento. La devozione comune spinse tutti a soddisfare quella richiesta, e la piccola cappella delle Grazie venne edificata.

Molto caratteristico, nella celebrazione del Rosario, è l’utilizzo della «coroncina di don Ferdinando Guaglianone», che richiama il senso devozionale storicamente presente nella comunità spezzanese. Questa coroncina (una serie particolare di preghiere) è costituita da versi cantati in coro e da preghiere recitate dal sacerdote officiante.

La festa della Madonna delle Grazie si conserva ancor oggi a Spezzano.

La preparazione alla ricorrenza avviene in Quaresima con i «sabati della Madonna»; il giorno di Pasqua invece dà inizio alla grande festività (con l’allestimento delle bancarelle e l’apertura della pesca di beneficenza).

Il Lunedì dell’Angelo, si tengono numerose messe in onore della Madonna (alcune anche celebrate specialmente per i giovani), e alta è l’affluenza di pellegrini dal circondario. La serata del lunedì è allietata da gruppi canori, che si esibiscono nell’ampio spazio davanti alla “Casa del Pellegrino”. Qui vengono allestite mostre di quadri raffiguranti la “Santa Vergine delle Grazie”, realizzati dai fedeli ed offerti al santuario. Il giorno della festa, il martedì dopo Pasqua, si celebra una santa messa solenne, presieduta dal vescovo locale. Nel pomeriggio, caratteristica è la processione con la statua della Madonna, che parte dal santuario e si snoda tra le vie del paese, con l’accompagnamento della banda musicale e di cori tradizionali. Al ritorno al tempio, la celebrazione di un’ulteriore messa all’aperto. Segue – usanza da poco consolidata – una gara di canto, oltre alla classica “giostra dell’incanto”, una sorta di asta di beneficenza di animali e doni offerti dai fedeli. La giornata si conclude con dei fuochi d’artificio.

___________________________________________________________________________________________

Torre Mordillo

Descrizione

Spezzano Albanese ospita un sito archeologico, Torre Mordillo, nel quale si trovano i resti di un insediamento dell’Età del Ferro comprensivi di una necropoli; l’unico manufatto visibile è la torre di sezione circolare che denomina il luogo, ben visibile da grande distanza nella piana dell’Esaro. I reperti rinvenuti in questo sito che non siano stati trafugati si trovano sparsi in vari musei, tra cui il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, il Museo PigoriniRoma ed altri. Nessun serio tentativo di valorizzare l’area è stato compiuto nel tempo, tanto che attualmente il sito versa in stato di abbandono.

___________________________________________________________________________________________

Torre Scribla

Descrizione

Il sito di Torre Scribla, su una collinetta a circa 1 km dalla dismessa stazione ferroviaria, mostra i resti di un insediamento militare normanno, un forte che doveva contrastare l’accesso alla vallata composto da due torri probabilmente gemelle, di una delle quali esiste una porzione più consistente.

___________________________________________________________________________________________

Terme Spezzano Albanese

Le Terme di Spezzano sono inserite in un parco termale di circa dieci ettari, in un oasi immersa nelle colline della piana di Sibari. Il ritrovamento di necropoli risalenti all’et del Ferro e dei resti di un insediamento di et ellenistica, testimoniano che l’area dove in seguito sorse Spezzano Albanese era abitata fin dall’antichità. Il paese sorse nel XVI per opera di alcuni profughi albanesi che lo caratterizzarono con le loro tradizioni e usanze. La stazione termale, sorta nel 1923 attorno alla Sorgente delle Grazie e rinomata per le proprietà terapeutiche delle sue acque nella cura delle malattie del fegato, successivamente si arricchisce di altre tre fonti: la Sorgente della Mensa, quella del Principe e poi la Sorgente Turio. Attualmente le Terme di Spezzano, che vantano attrezzature moderne ed adeguate per la prevenzione e la cura di varie patologie, si avvalgono di operatori termali qualificati che propongono trattamenti in linea con la cultura del salutismo. L’albergo è stato ristrutturato di recente e dispone di un centro benessere, una piscina termale e altre attrezzature per il tempo libero. Le acque scaturiscono da cinque sorgenti, ma ne vengono utilizzate maggiormente due: Fonte Turio (acqua salsa leggermente bromo iodica) e Fonte Acqua Le cure sono praticate da personale medico specializzato. Il programma termale delle terme tiene conto delle caratteristiche uniche delle sorgenti di Spezzano Albanese e delle altrettanto esclusive caratteristiche naturalistiche del parco termale dal punto di vista floro-faunistico e del microclima. Le acque salso-bromo-iodiche della Fonte Thurio svolgono spiccata attivit antinfiammatoria e sono indicate per la cura di rinite, sinusite, otite, faringite, bronchite cronica, asma bronchiale, broncopatia cronica enfisematosa, adenoidismo, tubotimpanite atarrale e otite siero mucosa. Vengono praticate cure inalatorie (aerosol, inalazioni, nebulizzazioni, docce nasali, humage) e insufflazioni endotimpaniche. Le cure sono praticate da personale medico e paramedico specializzato con tecniche ben tollerate anche dai piccoli pazienti.

___________________________________________________________________________________________

Torre Mordillo

Descrizione

La torre Mordillo è una fortificazione, una torre d’avvistamento, che dà il nome al sito, che si trova su una collina, oggi nel territorio di Spezzano Albanese (provincia di Cosenza), sovrastante il punto di confluenza dei fiumi Esaro e Coscile, rispettivamente affluente e subaffluente del Crati.

La torre, a pianta circolare e realizzata in muratura piena, è conservata per un’altezza di 7,30 m; il pietrame disperso alla base fa però ipotizzare un’altezza originaria maggiore. Fu eretta intorno XI sec. dai normanni, sull’estremità settentrionale del pianoro in quanto consentiva il controllo visivo di area molto vasta della pianura di Sibari. È posta a circa 2 km dal Castello di Scribla, fortificazione eretta da Guglielmo d’Altavilla durante la prima fase della conquista normanna della Calabria, per essere poi ceduta a Roberto il Guiscardo, che l’abbandonò in favore del castello di San Marco Argentano.

La torre Mordilo in realtà fu l’ultima fortificazione, in ordine di tempo, di questo luogo che costituì un luogo chiave per il controllo del territorio della piana di Sibari, fino al mar Tirreno. Torre Mordillo infatti dà il nome ad un ampio parco archeologico che fu scoperto inizialmente tra la fine del 1887 e gli inizi del 1888 dal prof. Luigi Viola, allora direttore del Museo Archeologico di Taranto, come una necropoli risalente all’Età del Ferro.

I documenti archeologici man mani ritrovati attestano la presenza di vari cicli di insediamento avvenuti in un lungo arco di tempo, dall’inizio dell’Età del Bronzo (XVII secolo a.C.) fino ad età ellenistica.

Come ogni centro enotrio, sorse su un’altura dalla spiccata funzione strategica. L’intero pianoro di quattordici ettari poteva ospitare una popolazione ben superiore alle mille unità. Il centro fu occupato dalla media età del bronzo alla fondazione di Sibari (circa 1.700-720 a.C.), con una sequenza continua di abitazione. Le case, seminterrate, erano costruite tramite una struttura portante in legno di quercia, pareti rivestite di argilla e il tetto in canne di palude. Ognuna ospitava una singola famiglia. Gli oggetti rinvenuti fanno pensare a un centro molto fiorente, impegnato nei commerci con i Micenei (1.500-1.150 a.C.), poi con i Ciprioti e i Fenici (1.150-800 a.C.) e infine con i Greci nel periodo antecedente alla colonizzazione (800-720 a.C.)

Nel corso dell’età ellenistica (circa 324-202 a.C.), popolazioni Lucane (Brettii) fecero sorgene una piccola città con una pianta di isolati a scacchiera di tipo greco, cinta da un complesso sistema di fortificazioni che fu testimone di diversi scontri bellici. La distruzione finale ebbe luogo forse nel periodo della Seconda guerra punica (218 a.C. – 202 a.C), quando i Brettii combatterono a fianco di Annibale contro i Romani.

___________________________________________________________________________________________

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.