BENI CULTURALI VACCARIZZO ALBANESE

BENI CULTURALI VACCARIZZO ALBANESE

Cappella San Nicola

Descrizione

Nei pressi della fontana vecchia si trova, il rudere della Cappella di San Nicola, risalente al XIII secolo, dunque una istituzione religiosa preesistente alla venuta degli Albanesi, incerta è invece la sua denominazione. Non si può, infatti, sostenere con certezza se la denominazione riflette quella preesistente della proprietà feudale ove sorse o, per converso, che in questo luogo s’innestò il ricordo e la devozione per i propri santi. Della Cappella esiste ancora una nicchia dell’immagine sbiadita e trasfigurata che, occultata dai rovi nella mistica solitudine, racconta delle crude vicende feudali, vissute dalle tante generazioni di Arbëreshë che in questo luogo trovarono sepoltura, rimanendo senza storia.

___________________________________________________________________________________________

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

Descrizione

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli edificata nel XVII secolo ha pianta a croce greca, originariamente tre navate con colonne a base circolare e tre porte. Oggi ha un’unica navata, ai lati della quale sono ancora visibili le due file di colonne ed un unica porta. Tale adattamento fu realizzato, in seguito al restauro del 1882, per conto del sacerdote Achille Scura. Al suo interno custodisce, l’altare a forma quadrata sormontato da un ciborio coperto da una cupola, il tabernacolo e la Fonte Battesimale, realizzati in legno da maestri artigiani Valdostani nel 1950, inoltre, alcune belle icone abbelliscono e valorizzano la Chiesa. In alto sul muro ove è situata la Fonte Battesimale si può ammirare un affresco raffigurante lo Spirito Santo. Il catino dell’abside, con una affresco della Madonna di Costantinopoli, patrona del paese, fu realizzato nel 1954 dal maestro Altomare. Recentemente, anche il soffitto a cassettoni è stato restaurato nonché abbellito da un’icona del Cristo Pantokrator realizzata dal maestro Josif Droboniku.

___________________________________________________________________________________________

Chiesa Madonna del Rosario

Descrizione

La Chiesa della Madonna del Rosario anche questa risalente al XVII secolo. Attigua e comunicante con la Chiesa Matrice, questa piccola Chiesa dedicata alla Vergine del Rosario, ha un portale in pietra locale finemente lavorata con al centro un bassorilievo della Vergine stessa che ne decora l’ingresso. La chiesa, oggi in disuso, conserva un’unica navata con paliotto murario abbellito da stucchi e bassorilievi che incorniciano un dipinto raffigurante la Vergine del Rosario. Le pareti erano, un tempo, arricchite da un sontuoso coro ligneo, sormontato da una cornice in pietra lavorata, di cui si possono, ancora, ammirare i resti degli stalli e dello schienale. Notevoli, anche, i busti lignei e le statue di scuola napoletana, in essa custoditi, risalenti al XVII secolo.
___________________________________________________________________________________________

Museo del Costume e degli Ori Arbëreshë

A Palazzo Cumano, uno dei più antichi del paese, ha oggi sede, il Museo del Costume e degli Ori Arbëreshë, istituita dall’Amministrazione Comunale di Vaccarizzo Albanese e da Papàs Giuseppe Faraco, nel 1984. Il palazzo ospita, nelle ampie sale ristrutturate, l’esposizione permanente degli splendidi costumi di gala, di mezza gala e giornalieri, di numerose comunità Arbëreshe. Oltre al costume di Vaccarizzo si possono, infatti, ammirare quello di Frascineto, Farneta, San Demetrio Corone, Piana degli Albanesi, Santa Sofia d’Epiro e Spezzano Albanese.

Sagra del Costume Arbëresh Manifestazione

La sagra è un occasione di promozione oltre che di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Nei tre giorni di festa si può assistere a convegni, mostre e sfilate dei tradizionali costumi provenienti da numerose comunità arbëreshe. Inoltre, in serata esecuzione di balli e canti tradizionali da parte dei gruppi presenti e degustazione di piatti e dolci tipici.

Il costume

Il nostro costume, gelosamente custodito di generazione in generazione, rappresenta ancora oggi un forte simbolo d’identità e di appartenenza etnica. Esso è legato allo sviluppo dei tempi, nel senso che non si può non tenere conto dei rapporti intercorsi tra la nostra cultura e quella ufficiale, ciò nonostante il costume arbëresh, pur differenziandosi per fogge e colori, ha mantenuto intatta la nomenclatura originaria delle aree di provenienza albanese e la composizione di alcuni elementi: il diadema nuziale, il velo, la camicia con merletto, la lunga gonna a fitte pieghe, la cintura.

Il costume, indossato oggi a Vaccarizzo Albanese solo da qualche anziana donna, in passato faceva parte della dote di ogni ragazza che da allora in poi lo avrebbe indossato nelle più importanti circostanze della sua vita. Il vestito di gala si indossava, infatti, il giorno delle nozze con una vestizione che era un vero e proprio rito, e poi in occasione di ricorrenze liete legate all’ambito familiare e sociale o in quelle più importanti del ciclo dell’anno. Il ciclo delle forme tradizionali di abbigliarsi si prolungava poi nel lutto e fino a non molto tempo fa era uso vestire la salma con il proprio vestito nuziale. La sposa in aggiunta alla dote normale riceveva, inoltre, dei costumi da indossare oltre che nei giorni festivi, anche nei giorni feriali. Il costume arbëresh presenta, pertanto, diverse tipologie: il costume di gala, il costume di mezza festa e ancora il costume giornaliero e quello di lutto.

Il materiale utilizzato per realizzare questi costumi era la lana per i contadini, il cotone, il lino e la seta per il ceto più elevato, stoffe spesso prodotte nella chiusa economia domestica cosi come i costumi che con esse venivano confezionati. Dal “700 in poi, le diverse condizioni economiche e sociali permisero agli Arbëreshë d’Italia di affidare la cucitura delle varie fogge a maestri artigiani locali che iniziarono ad arricchire i costumi secondo il grado di ricchezza di chi lo richiedeva, variando la qualità, la fattura e la quantità degli ornamenti. Tutto ciò determinò l’adozione di tessuti più preziosi, laminati in oro, velluto, ecc. che giungevano soprattutto da Napoli, centro di irradiazione culturale per le comunità arbëreshe come per tutto il Mezzogiorno.

Costume di gala

Il giorno delle nozze la sposa indossava lo splendido costume di gala. La lunga camicia di lino o cotone bianco con collo ornato da preziosi merletti lavorati all’uncinetto o in tulle, aveva una profonda scollatura chiusa da un piccolo copripetto di cotone bianco e ricami a vista. Sulla camicia un corpetto corto, aperto sul davanti in tessuto laminato in oro e dello stesso colore della sopragonna, amaranto. Il corpetto aveva, inoltre, polsi lembi e la parte delle spalle, ornati da preziosi galloni in oro. Particolarmente belle ed elaborate la gonna e la sopragonna a fitte pieghe ottenute con la tecnica del vapore. La prima in raso di seta laminato in oro nelle tonalità del rosso e ampio gallone in oro, la seconda sovrapposta a questa, in seta pura laminata in oro e con gallone in oro di colore solitamente rosa. La sopragonna veniva sollevata sul davanti e fissata dietro, in modo da consentire alla sposa di mostrare anche la gonna. Attorno alla vita la sposa indossava una sottile cintura in fili d’oro o argento con chiusura a rettangolo posta all’altezza del ventre e ricamata con gli stessi motivi ornamentali del diadema nuziale. Questi due elementi erano il simbolo distintivo della donna coniugata.

I capelli venivano raccolti sulla nuca in trecce e annodati con fettucce bianche a cui si univano due piccole trecce laterali tramite un nastro nero in modo da formare un unico chignon sul quale era posto il diadema nuziale.

Il costume era completato da: stola di raso color amaranto bordata da gallone in oro e portata sulle spalle, velo in fili d’oro o in tulle rosso con ricami in oro che ricopriva il volto e il capo della sposa, calze di cotone bianco lavorate ai ferri e scarpe rivestite dello stesso tessuto della sopragonna. Il vestito di gala era, infine, reso più prezioso dagli ornamenti in oro indossati: la collana d’oro rosso e doppio pendente a fiocco con ciondolo decorato da smalti colorati, all’anulare della mano destra l’anello della fede, sul merletto una spilla, alle orecchie splendidi orecchini con frangia che riprendevano i motivi ornamentali della collana e della spilla.

Costume di Mezza Festa

Il costume di mezza festa, indossato dalla sposa per recarsi in chiesa la domeniche dopo le nozze, per visite di cortesia o in occasione di feste, comprendeva la lunga camicia di lino o cotone bianco con collo ornato da merletto, la gonna a fitte pieghe in raso color amaranto ornata sull’orlo da ampio gallone in oro, oppure se si trattava di occasioni meno importanti, la gonna pieghettata in seta grezza e cotone o in lana pettinata ornata lungo il bordo inferiore da una striscia di tessuto in raso verde. Il corpetto confezionato con panno nero o velluto era ornato alle spalle e ai polsi da larghe fasce di galloni in oro, le maniche erano rifinite da preziosi ricami, sempre in oro, a motivi floreali. Il vestito di mezza festa era, inoltre, completato da un grembiule di seta color azzurro ricamato con fili d’oro, da un fazzoletto da testa di seta giallo o arancione ed infine da uno scialle verde o marrone di lana pregiata e ornato da frange.

Costume Giornaliero

Ancora oggi nella nostra comunità qualche anziana donna indossa il costume giornaliero, costume semplice all’apparenza sia nella foggia che nei tessuti, ma in realtà, non facile ne da indossare ne da portare. La lunga camicia di lino o cotone bianco è indossata sotto una sorta di gilè in cotone resistente di vari colori con la funzione di sorreggere il seno. La profonda scollatura della camicia è chiusa da un piccolo copripetto in modo da coprire meglio il seno e consentire, un tempo, alcuni movimenti nel corso dei lavori nei campi. Il corpetto in raso, lana o velluto nero e ricamato con filo di seta nero. La gonna indossata è in cotone rosso con il fondo ornato da una balza arricciata. Il capo è coperto da un fazzoletto di cotone o lana legato dietro la nuca, il grembo da un grembiule di cotone.

Costume di Lutto

La partecipazione alla perdita di una persona cara era molto sentita nella nostra comunità. In particolare, le donne che perdevano il proprio marito, il giorno del funerale, indossavano il vestito di gala ma con la sopragonna coperta da un grembiule nero ed i capelli sciolti coperti da un fazzoletto anch’ esso nero. Nei giorni seguenti ed in passato per tutta la vita, vestivano interamente di nero tranne la camicia bianca che non aveva più il vaporoso merletto. Completavano l’abbigliamento lo scialle, il fazzoletto, le calze di cotone e le scarpe sempre in nero.

___________________________________________________________________________________________

Palazzo Cumano

Descrizione

Palazzo Cumano fu costruito nel 1764 da Salvatore Cumano come sua residenza. Dato alle fiamme dalle orde del Cardinale Ruffo nell’anno 1799, il palazzo, fu ricostruito nel 1855 dai suoi nipoti, Alessandro e Domenico Cumano, come ricorda la lapide in marmo apposta al suo ingresso. Nel 1908 una parte di Palazzo Cumano venne acquistata dall’Amministrazione Comunale dell’epoca e fu sede municipale fino al 1985. Sulla facciata principale di questo palazzo vi è la lapide commemorativa di Pasquale Scura, apposta nel 1911 in occasione del cinquantenario dell’ unificazione del Regno d’Italia. La lapide, finanziata dai Vaccarizzioti emigrati negli Stati Uniti, reca un’ iscrizione dettata da Federico.

___________________________________________________________________________________________

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.