BENI CULTURALI AMENDOLARA

BENI CULTURALI AMENDOLARA

Torre Spaccata

Descrizione

La “Torre Spaccata” sulla costa, fu costruita nel 1517 dal principe di Cerchiara e signore di Amendolara Fabrizio Pignatelli allo scopo di avvistare i pirati turchi provenienti dal mare.

Proprio qui, nel mare di fronte a questa torre, la leggenda vuole che si ergesse un’isola, forse quella di Ogigia, cantata da Omero e dimora della ninfa Calipso.
Effettivamente quel tratto di mare nasconde una secca: il Banco di Amendolara, che forse molti secoli fa era affiorante, ed oggi è meta di numerosi pescatori e subacquei.

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Palazzo Pucci di Amendolara

Descrizione

Palazzo Pucci di Amendolara, fatto costruire nel 1736 da una famiglia napoletana che aveva ottenuto il titolo baronale per i servizi resi alla corona. Articolato in un cortile circondato da magazzini al piano terra e in un piano nobile superiore, sormontato da una loggia.

Costruito nel 1736, il fabbricato all’epoca si trovava “fuori casale”, cioè fuori le mura di cinta del paese, che si sviluppavano dal castello sino a racchiudere la chiesa di Santa Margherita. L’edificazione del palazzo si protrarrà per parecchio tempo, con maestranze scelte fatte venire appositamente da Napoli e da altre province campane. I maestri si trasferirono con le loro famiglie e alcune, secondo la tradizione orale, rimasero ad Amendolara.

Il palazzo, nella sua struttura originaria, si sviluppava in lunghezza su due piani; al piano terra si trovavano i magazzini, che originariamente presentavano aperture solo all’interno del fabbricato. Solo successivamente vennero realizzate quelle sul fronte strada così come appaiono oggi. I magazzini erano utilizzati come stoccaggio per le merci in transito verso Napoli. Amendolara allora era un’importante stazione di cambio per i cavalli che provenivano dal sud Italia.

Il primo piano presenta una architettura ariosa e lineare, ispirata alle linee semplici tipiche dell’architettura del XVIII secolo. I soffitti, di alcune stanze erano affrescati, ma purtroppo non abbiamo più tracce di affreschi perché un incendio, scoppiato nell’800, distrusse parecchio, tanto che ancora oggi, entrando dal portone dell’ingresso principale del palazzo, si possono notare le travi ancora annerite. Tracce di affreschi si potevano ancora notare oltre una quarantina di anni fa, sul soffitto nella stanza cosiddetta della “cappella”, ma per incuria, e per lavori di consolidamento delle travi e soffitti, eseguiti velocemente e senza particolare attenzione, non sono giunti fino ai giorni nostri. Le stanze di questo piano poi affacciano anche all’interno di un cortile rettangolare, una piccola corte. Dove aprivano un tempo i magazzini, ora ve n’è solo uno che si apre sul cortile.

Al primo piano si accede attraverso due rampe di scale comode e basse. Si possono notare, alla base della volta del primo pianerottolo, dei gigli borbonici ripetuti anche sui fregi dei balconi esterni, fronte strada. L’ingresso in casa avveniva, all’epoca, attraverso una grande sala, sul lato sinistro della quale, entrando dalla porta di ingresso, vi erano a seguire: un grande ingresso di servizio, ancora esistente, utilizzato per merci e personale delle cucine; un grande camino, altezza d’uomo, ai cui lati vi erano le panche dove i “massari” ed il personale in genere aspettavano gli ordini per la giornata; di fronte, le porte delle cucine ed infine, centrata sulla destra, la porta del piano, che si apriva su un grande ingresso con un camino, ed una grande finestra che affaccia nel cortile. In questa stanza e in quella successiva le porte sulla sinistra immettevano in quella che all’epoca doveva essere la zona letto, poi a seguire, dalla successiva grande stanza, che tramite un balcone centrale prende luce dalla strada, procedendo sulla destra in un susseguirsi di grandi stanze una dentro l’altra, come voleva l’architettura dell’epoca, con affacci fronte strada e fronte mare mediante balconi, e con grandi finestre che all’interno danno sul cortile, dando così luce piena alle stanze, si procedeva in quelle che allora come oggi del resto erano di rappresentanza. Queste sono rimaste quasi immutate, anche se in parte rimpicciolite, per la necessità di avere nuove camere da letto.

Il palazzo, infatti già alla fine dell’Ottocento era stato diviso, per poter ospitare due o più famiglie. Quindi anche la grande sala ha subito modifiche, e del resto sono stati aperti altri ingressi nel piano. Per esempio sono state ricavate una cucina e “la stanza del forno“da quella che all’epoca era una grande cisterna per l’acqua piovana, e fu girato di 180° per questa cucina un altro grande camino.

L’eccentricità dell’ingresso principale, lascerebbe pensare che il palazzo sia rimasto incompiuto nel versante a nord. Mancherebbero due balconi collocati nel posto dove si apre un giardino. Di fronte al palazzo, in un’altra costruzione bassa, erano situate le stalle che, nella parte superiore, ospitavano la servitù. Solo successivamente le stalle vennero trasformate in frantoio e magazzini per l’olio. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, più di cento anni dopo dall’inizio della sua costruzione, al palazzo fu aggiunto un piano superiore, ubicato nella parte posteriore. Lì alloggiarono gli ospiti. In particolare vi fu ospitato l’ingegnere della ditta francese addetta alla costruzione della ferrovia ionica (tratta Taranto-Rossano) e sua moglie, anche lei francese. Proprio la loro presenza fece sì che l’appartamento venne meglio conosciuto come “a casa da francese”.

In verità le ditte che si erano succedute erano state diverse. Quella che aveva iniziato alla tratta Taranto-Rossano era la società “De Rosa-Falcon” poi sostituita dalla “Società Ferroviaria Vitale-Picard-Charls&C” costituita a Parigi nel 1867 e che porterà a termine, come da contratto, il lavoro nel 1869. Pertanto è possibile dedurre che il piano superiore del palazzo sia stato realizzato in quegli anni. Ad avvalorare questa tesi la presenza di piccole travi di legno, traversine ferroviarie dell’epoca, che sono state rinvenute durante i lavori, recenti, di ristrutturazione.

Nel tempo la struttura superiore ha subìto varie aggiunte e modifiche. Nei recenti anni ’60, ad esempio, è stata abbattuta un’enorme cappa a forma di cupola che sovrastava le vecchie cucine circolari del palazzo. Al suo posto è stata costruita una stanza con terrazza annessa. Più felice certamente la scelta dell’apertura, sui tetti, di due altre terrazze dette “logge”, che offrono un panorama suggestivo che spazia dai monti (alle pendici del Pollino) fino al mare (con la visuale di un tratto di costa, quasi a Cariati).

Nel palazzo si trova la cappella, consacrata a San Francesco Saverio, dove viene ogni anno celebrata la Messa il 3 dicembre. Il palazzo è ancora oggi di proprietà della famiglia Pucci.

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Palazzo Melazzi

Descrizione

Palazzo barocco che si affaccia su largo S. Antonio Abate, nel centro storico di Amendolara. Ristrutturato più volte, fu abitato prima dalla famiglia Melazzi e poi dai Blefari. I pochi elementi architettonici sono rilevabili dal portale, dalle finestre, dai balconi e dalle logge. Sull’ampio portone si può osservare uno stemma araldico; al piano terra si aprono i vani del frantoio, dei magazzini, delle stalle, delle rimesse e di una grande cisterna che serviva per la raccolta delle acque piovane.

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Palazzo Grisolia

Descrizione

E’ il più recente dei palazzi gentilizi di Amendolara e si trova fuori le mura medievali. Fu costruito, ad opera di architetti napoletani ignoti, nel 1878 sul preesistente Convento dei Domenicani, di cui se ne conserva solo il chiostro con cisterna e la Chiesa di San Domenico, ad unica navata, ristrutturata intorno al 1660.

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Palazzo Andreassi

Descrizione

Prende il nome dalla famiglia Andreassi, la più antica delle famiglie nobili di Amendolara. Il palazzo ha subito nei secoli varie trasformazioni, oggi si presenta all’esterno con un grande portone da cui si accede ad un’ampia scala a due rampe. Numerosi sono i vani rappresentati da saloni e camere, diverse sono anche le dipendenze sistemate al piano terra e nel seminterrato. La dimora, in seguito, diviene prima sede della pretura, poi del municipio, e fino agli anni ottanta, sede degli uffici finanziari delle imposte dirette e del registro.

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Palazziata

Descrizione

Costruzione in stile barocco che si affaccia su largo S. Antonio Abate.
Già residenza della famiglia Gallerano, prima del trasferimento al Castello fu adibita, fino al 1933, a Caserma dei Carabinieri e, dal ’33 al ’50, a scuola elementare.

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Museo archeologico statale Vincenzo Laviola

Descrizione

Museo archeologico statale Vincenzo Laviola: inaugurato nel 1996 conserva i resti rinvenuti negli scavi nel Rione Vecchio (centri abitati dell’età del bronzo e dell’età del ferro), nel pianoro di San Nicola (area archeologica della città greco-arcaica di Lagaria) e nelle necropoli.

La prima sezione si apre coi reperti più antichi della collezione: vasi in terracotta, strumentiin metallo, armi e gioielli databili al XII secolo a.C. Provengono da uno scavo eseguito in città, che ha messo in luce le tracce di un insediamento a cavallo tra la tarda età del Bronzo e la prima età del Ferro. Vicini per datazione sono anche i reperti dalla necropoli presso Agliastroso.

Al periodo della Magna Grecia arcaica risalgono oggetti di corredi funebri databili tra l’VIII e il VI secolo a.C., provenienti dalle necropoli di MancosaPaladino. Vi si trova ceramica corinzia e protocorinzia, materiale in bronzo e altri reperti, che dimostrano la colonizzazione greca attraverso Sibari. Altri oggetti provengono dall’antica città scavata al pianoro di San Nicola e nella piana sottostante, dove sono state individuate le tracce di una vera e propria città con templi e una necropoli. Tra i reperti statuette votive, monete bronzee, pesi fittili da telaio, anche decorati a labirinto, che testimoniano la produzione intensiva di tessuti di lana.

La sezione bizantina ospita frammenti architettonici di marmo e altri arredi liturgici provenienti dalle chiese cittadine di San Giovanni e dell’Annunziata.

Il percorso museale si snoda attraverso le varie fasi di frequentazione di un sito fra i più importanti e significativi dell’Alto Ionio, in cui alla civiltà indigena dell’età del Bronzo, prima, e dell’età del Ferro poi, si è succeduta ed amalgamata la civiltà del popolo greco colonizzatore senza una sostanziale e lacerante frattura, come è, invece, evidente in altri siti dell’area, completamente scomparsi con l’avvento dei Greci.

Nel Museo sono documentate, anche se in misura minore, poiché non indagate da regolari ricerche archeologiche, le successive fasi di vita fino alle epoche più recenti.

Due informatori multimediali, disponibili in quattro lingue, attraverso filmati, commenti e testi ripercorrono le tappe del popolamento del territorio di Amendolara dalla preistoria ad oggi.

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Convento di San Domenico

Descrizione

Edificato nel 1521 insieme alla Chiesa di S. Domenico, era la nuova sede dei Domenicani di Amendolara che si spostavano dalla vicina Chiesa Madre di S. Margherita. Dopo tre secoli di attività dei Domenicani, il convento passò nel 1820 ai Francescani. Infine nel 1878 chiesa, convento e terreno circostante furono venduti ai Grisolia.

Il Convento subì mutevoli cambiamenti e fu trasformato in palazzo da architetti napoletani. Quello che oggi resta dell’originario convento sono il chiostro con la cisterna e la Chiesa di S. Domenico.

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Chiesa madre di Santa Maria

Descrizione

La chiesa di Santa Maria è il più antico luogo di culto di Amendolara.

Probabilmente costruita su un tempio pagano, è la chiesa più antica del centro abitato. La sua origine bizantina è evidente nell’abside e nella cupola. Il resto della costruzione mostra evidenti rimaneggiamenti di epoca rinascimentale e barocca. Da notare il portale rinascimentale ed un iscrizione presente sull’architrave di una porta secondaria di origine barocca. Al suo interno, invece, sono anche barocchi l’altare, la balaustra e la cupola.

Di notevole interesse è il portale rinascimentale e un iscrizione presente sul’architrave di una porta secondaria

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Chiesa madre di Santa Margherita Vergine e Martire

Descrizione

È l’attuale chiesa madre e si trova al centro del Rione Vecchio. Sorta in epoca romanica, subì molti rifacimenti nei vari periodi storici. Fu luogo di predicazione del primi Domenicani di Amendolara, fino al 1521 quando Leone X diede il permesso di costruire un convento fuori le mura del paese. Il portale d’ingresso principale in pietra è di stile quattrocentesco.

In stile romanico con rifacimenti settecenteschi, conserva il portale degli inizi del Trecento.

All’interno si notano una acquasantiera in pietra con leone stiloforo di arte romanica, una fonte battesimale in pietra e legno, una croce processionale gotica, un prezioso pulpito ligneo barocco. Ristrutturata nel 700 e anche di recente, mostra lungo le pareti affreschi del maestro Sassone.

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Chiesa madre di San Antonio Abate

Descrizione

Dopo il crollo della chiesa originaria, probabilmente bizantina, verso l’inizio del secolo, è stata ricostruita negli anni Trenta, anche se in proporzioni assai più piccole. E’ posta in un largo dove si affacciano tre palazzi gentilizi: Palazzo Andreassi, Palazzo Melazzi e la Palazziata.

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Chiesa di San Giovanni

Descrizione

Chiesa del X sec. d.C., detta anche “Chiesa Armena” per la particolare pianta a croce libera, tipica della Grecia e dell’Armenia.

Costruita da monaci orientali, era il centro della comunità delle vicine grotte eremitiche. E’ la più grande di tutte le chiese bizantine ad Amendolara (22 mt X 22 mt) ed è l’unico esempio in Italia di chiesa a forma di “croce libera” o “a quadrifoglio”.

I ruderi sono costituiti da parte di un abside e da due muri con finestre strombatetipica delle chiese bizantine in Armenia, di cui costituisce l’unico esempio in Italia.

Attualmente in rovina, ne rimane in parzialmente in piedi solo una delle absidi.

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Chiesa di San Domenico

Descrizione

Costruita agli inizi del XVI sec. Accanto al convento dei Domenicani, presenta un pregevole portale a mattoni ed un altro in marmo dal quale si accedeva direttamente al convento. La chiesa fu ristrutturata in stile barocco intorno al 1660. All’interno si conservano in fondo all’unica navata l’altare maggiore, mentre due altari più piccoli sono disposti sui lati. Una cupola di stile rinascimentale sovrasta la sagrestia. Intorno al 1880 vennero costruiti due muri ad archi per sostenere la copertura. Di recente sono stati scoperti, sotto uno strato di intonaco numerosi affreschi.

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Castello di Amendolara

Descrizione

Castello, di origine più antica, restaurato nel 1239 da Federico II di Svevia e con rimaneggiamenti successivi. Conserva un affresco della fine del Duecentocon una Crocifissione.

“Il castello dell’XI secolo, costruito su una preesistenza longobarda, è a pianta triangolare con torri negli angoli e fossato antistante con ponte in muratura. Di fondazione normanna, subì numerose trasformazioni in epoca sveva, angioina e aragonese, oltre le ultime del 1820. L’interno con corte, magazzini e scale di accesso ai primi livelli presenta un lungo e panoramico colonnato neoclassico”. La fortificazione fa parte di quella rete di castelli eretti su tutta la costa dai longobardi per scopi di avvistamento e difesa. Di importanza strategica, in quanto situato sulla strada che collegava Mileto, capitale normanna, con la Puglia, il castello, costruito da Roberto D’Altavilla detto “il Guiscardo”, venne restaurato ed abbellito in epoca sveva da Federico II d’Altavilla che lo elesse a “domus imperialis”. Qui Federico II vi trascorreva periodi di riposo durante i quali si dilettava alla caccia con il falco ed è per questo motivo che una contrada del territorio di Amendolara prende il nome di “falconara”. In seguito il castello divenne proprietà dei vari nobili che guidarono il feudo di Amendolara finché il terremoto del 1783 non lo danneggiò seriamente.

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Cappelle gentilizie di Sant’Anna

Descrizione

Cappella gentilizia che era di proprietà della famiglia Lamanna. Si trova nel centro del paese.

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Cappella di Santa Lucia

Descrizione

Cappella costruita nel 1960 dall’artista amendolarese Prof. A. Sassone, ha sostituito l’antica chiesa bizantina di S. Lucia, i cui ruderi si trovano nelle vicinanze. Ha una pianta a croce greca e all’interno in due nicchie simmetriche vi sono due bassorilievi, opere dello stesso artista, uno raffigurante S. Francesco di Paola e l’altro un’Addolorata. Opera dello stesso artista è un quadro in fibrocemento raffigurante Santa Lucia, posto poco dopo la stessa cappella e rubato da ignoti.

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Cappella di San Rocco

Descrizione

Cappella gentilizia all’interno della quale vi sono sepolti i membri della famiglia Andreassi che ne erano i proprietari. Ha una struttura rettangolare e conserva un affresco raffigurante S. Leonardo con le catene, risalente al 1576.

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Cappella di San Giuseppe

Descrizione

Chiesa bizantina che sorge sui resti di una precedente costruzione fomata da un vano rettangolare con un’abside, affiancato sul lato sud da un’aula rettangolare, di cui ancora sono distinguibili le tracce sul terreno.
Il 19 Marzo vi si celebra la festa di S. Giuseppe.

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Cappella della Madonna delle Grazie

Descrizione

Immersa nel verde a circa 800 m s.l.m. troviamo la chiesetta della Madonna delle Grazie, dei ruderi medioevali e un angolo delizioso, anticamente battezzato dai boscaioli Trastullo, che nasconde tra gli alberi imponenti una sorgente d’acqua purissima.

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Cappella dell’Annunziata o Cappella dei Greci

Descrizione

La Cappella dell’Annunziata o Cappella dei Greci fu edificata in epoca bizantina (IX-X sec.) e restaurata nel XVI sec. Costruita su un tempio pagano, presenta una pianta e una cupola di tipo bizantino.
Il corpo aggiunto è di recente costruzione (XVI sec.), invece la parte coperta dalla cupola appartiene alla chiesa bizantina originaria.  Sull’arco della porta si osserva una testa di sileno scolpita su un tufo ed usata come chiave di volta, probabilmente riadoperato nella sua ricostruzione più recente.
Lungo le pareti, particolarmente rilevanti sono figure di Santi e Madonne di notevole valore artistico, fatti da pittori del XIV° e XV° secolo, mentre una pregevole odigitria ne costituisce la Madonna di Altare (Madonna con Bambino e un Cristo Pantocrator benedicente).

Nella calotta dell’abside si osserva un Dio Padre che regge il globo, circondato dai pianeti, le stelle, i venti e le divinità pagane. Dalle numerose grotte limitrofe si presume che in origine, la chiesetta fosse un luogo di ritrovo per gli eremiti delle grotte vicine.

L’interno presenta affreschi di varie epoche. L’edificio fu di proprietà della famiglia Apolito Pace da Francavilla Marittima sino agli anni sessanta del XX secolo.

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Antiquarium di Amendolara

Descrizione

Ristrutturato completamente e riaperto al pubblico nel Giugno del 1996, il piccolo ma ricco Antiquarium di Amendolara, deniminato anche V. Laviola, raccoglie i materiali provenienti sia dagli abitati che dalle necropoli del sito archeologico dell’antica Lagaria.

Strabone parla della fortezza di Lagaria, città posta tra Thourioi ed Eraclea, ricordandone la fondazione da parte di Epeio, compagno di Ulisse, che qui presso un tempio dedicato ad Athena, avrebbe deposto gli strumenti utilizzati per costruire il famigerato cavallo di legno, utilizzato per penetrare le mura di Troia.

In effetti le indagini archeologiche evidenziano una sostanziale continuità abitativa del sito, che parte dal Bronzo finale, cioè dal XI secolo a.C. ed arriva fino al VI a.C. quasi in concomitanza della distruzione della potente Sybaris sotto il cui dominio Lagaria doveva trovarsi.

Il rinvenimento di ripostigli di monete argentee incuse di Sibari, Crotone e Metaponto, documenta i forti legami economici con queste città, ed avvalora la tesi secondo cui Lagaria fosse entrata in orbita sibarita, con la quale condivise il tragico destino intorno al VI a.C. I reperti più antichi presenti nel piccolo Antiquarium di Amendolara, sono vasi in terracotta, armi, gioielli e strumenti in metallo databili al XII secolo a.C. rinvenuti in uno scavo cittadino che ha messo alla luce un abitato della tarda età del bronzo e della prima età del Ferro.

Dello stesso periodo anche oggetti trovati nella necropoli presso Agliastroso. Di epoca arcaica VIII-VI a.C. sono invece i corredi funerari provenienti dalle necropoli di Mancosa-Paladino, costituiti da una grande quantità e varietà di ceramica protocorinzia e corinzia e di materiale bronzeo, che attestano la colonizzazione greca per mezzo di Sibari.

Sempre di periodo arcaico sono gli altri reperti provenienti dal pianoro di S. Nicola e dalla zona sottostante, statuette votive, monete bronzee e materiale fittile, hanno evidenziato una produzione industriale di tessuti in lana, come testimonia la grandissima quantità di pesi fittili da telaio.

Altri interessanti reperti dell’età del Ferro sono conservati nel Museo Archeologico di Cosenza, mentre trova allocazione nel Museo Archeologico di Reggio Calabria, il ripostiglio monetale, con argenti incusi di Metaponto, rinvenuto nell’area di scavo di località San Nicola. Nell’antiquarium trovano posto nteressanti frammenti architettonici marmorei, e altri arredi liturgici provenienti dalle chiese cittadine di San Giovanni e dell’Annunziata, entrambe di epoca bizantina.

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Sala consigliare del Comune di Amendolara opere di Antonio Sassone

Descrizione

Si possono ammirare opere di Antonio Sassone

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Bosco Di Straface  e  Chiesa Madonna Delle Grazie

Descrizione

Situato a circa 800 m di altitudine, è un bosco fitto di querce e pini lambito ai piedi dal torrente Straface, l’ideale per effettuare trekking o per rilassarsi. Immersa in questo verde troviamo la chiesetta della Madonna delle Grazie, dei ruderi medioevali e un angolo delizioso, anticamente battezzato dai boscaioli Trastullo, che nasconde tra gli alberi imponenti una sorgente d’acqua purissima.

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Secca di Amendolara

Descrizione

Il Banco di Amendolara o Secca di Amendolara, così come riportato nelle carte nautiche della zona, è una tipica sea-mount presente nll’Alto Jonio, nel compartimento marittimo di Crotone. La secca è nota da sempre ai pescatori locali per la qualità e la quantità di specie ittiche presenti nonchè per un alone di mistero che la circonda a causa degli improvvisi fortunali che si abbattono in quell’area di mare.
Particolarmente interessante è stata la scoperta di antiche carte nautiche che dal 1600 sino all’inizio del 1700, riportano nell’area in cui attualmente insiste la Secca una vera e propria isola denominata “Insule Febrae” o “Monte Sardo”.
La secca è situata nel Compartimento marittimo di Crotone nel Mar Jonio, a 65 miglia a SW della città di Taranto, prospiciente Amendolara ad una distanza di circa 10 miglia dalla costa. (Latitudine 39° 52′ 27″, Longitudine 16° 43′ 25″). Il banco completamente sommerso, ha una conformazione quasi circolare di oltre 12 miglia quadrate (31 Kmq), si erge da 200 m. di profondità sino a circa 20 m. dalla superficie con andamento alquanto irregolare a causa di picchi ed avvallamenti esistenti lungo i quattro versanti principali della secca.
I picchi più elevati risultano disposti in direzione N-S fra di loro e con apici variabili fra i 20 e i 17 metri dalla superficie.
Molti autori attribuiscono al Banco di Amendolara, l’identità dell’isola di Ogigia, dimora della Ninfa Calipso, dove Ulisse, in viaggio verso Itaca, approdò dopo un naufragio. Altri storici narrano che nel 377 a.C. la flotta di Dionisio il Vecchio, costituita da 300 navi da guerra, affondò proprio in queste acque.

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Statio Ad Vicesimum

Descrizione
Stazione di sosta Ad Vicesimum, di epoca romana, posta lungo il tracciato dell’antica via costiera ionica, a 20 miglia da Thurii, da cui il nome, e a 24 miglia da Heraclea. Serviva per il cambio dei cavalli ed era fornita anche di servizi per il vitto, l’alloggio e lo svago dei viandanti e generalmente erano costruite in prossimità di città, villaggi o grandi ville. Nei dintorni si sono individuati i resti di un sistema idrico: cisterne quadrangolari, vasche di decantazione poste a quote differenti, e più a monte, nei pressi della chiesetta dell’ Annunziata, è ben visibile un grande serbatoio cilindrico, ancora in parte interrato, originariamente coperto a volta, interamente intonacato, del diametro di circa m. 30, capace di contenere 2.100 metri cubi di acqua.

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Ruderi acquedotto romano
Resti di un sistema idrico di origine romana. Il sito è oggetto di studio da parte dell’Università della Calabria.

 

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San Marco

Descrizione
Porta di ingresso di una tenuta della famiglia Andreassi. Durante il periodo dell’emigrazione verso l’Argentina era il posto dove si salutava chi partiva.

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Pietra del Castello

Descrizione
E’ un grosso affioramento calcareo che si trova lungo la statale 481 dopo Amendolara e prima del bivio di Pietra Stoppa. Una leggenda vuole che alla mezzanotte del 24 Dicembre di ogni anno, la roccia si apra e mostri al suo interno una chioccia con dodici pulcini d’oro, oggetti preziosi ed una tavola imbandita. Tuttavia quest’incantesimo dura solo pochi secondi e si racconta di molta gente andata per impossessarsi di questi tesori, sia rimasta imprigionata al suo interno. Tuttavia, sulla sommità di questa roccia, si trovano dei ruderi di epoca non ancora precisata

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Monumento a Domenico Sola
Busto bronzeo posto davanti l’edificio scolastico di Amendolara Paese. Fu fatto costruire da una colonia di emigrati amendolaresi in Argentina, in onore del filosofo e poeta Domenico Sola, morto da eroe il 29 Maggio 1916 sul campo di battaglia. Il busto è sorretto da un piedistallo che reca la seguente dedica : “A Domenico Sola – Gli Emigrati di Amendolara”.

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Monumento a Girolamo Grisolia
Su commissione degli emigrati di Amendolara, Sassone fece a Buenos Aires, nel 1949, un busto in bronzo dell’avv. Girolamo Grisolia che, eletto deputato alla Costituente nel giugno 1946, era morto nel febbraio 1947. Il busto è collocato presso l’ingresso dell’edificio delle scuole elementari.
Sulle facce laterali del piedistallo sono fissati due bassorilievi in bronzo. Su di uno spicca la personificazione della giustizia sotto la forma di una donna austera, che tiene alta la bilancia al di sopra della quale si intravede una Croce; di fronte c’è in piedi un contadino, il quale fissa la bilancia mentre tiene in posizione verticale la pertica di un aratro di legno e sul quale si arrampica un ragazzo.
Sull’altro bassorilievo si osserva il gruppo “Armonia”, composto da una famiglia e da un Apostolo, che con l’indice della mano destra mostra loro il cielo, da cui si intravede un’altra Croce.

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Monumento ai Caduti della 1° Guerra Mondiale
Monumento ai caduti amendolaresi, eretto dopo la vittoria della prima guerra mondiale e posto in quella che una volta era la piazza grande del paese. Opera dello scultore Roscitano, è composta da tre cubi di pietra recanti i nomi dei caduti e sovrastati da una fanciulla alata che rappresenta la vittoria.

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