EVENTI ALBIDONA

EVENTI ALBIDONA

Tradizioni e folclore

Albidona conserva una storia antica e una tradizione radicata. È ancora viva la tradizione contadina anche se in alcuni aspetti modernizzata. Sta riprendendo vita la tradizione musicale con suonatori di strumenti locali come la zampogna, il tamburello, l’organetto, lo zufolo di oleandro ecc… e una rivalutazione di quelli che sono i riti tradizionali che si manifestano soprattutto nelle feste popolari come Sant’Antonio con l’innalzamento della “’ndinna”, l’albero della cuccagna, il 13 di giugno o San Michele, il santo patrono, venerato l’8 di maggio o ancora la Settimana Santa con canti dialettali.

 

Festa di San Michele Arcangelo e rito delle “pioche”

La festa di San Michele Arcangelo, Santo patrono di Albidona, si svolge l’8 maggio di ogni anno. Anticamente pare che la festa si svolgesse il 29 settembre, giorno consueto per la Chiesa Cattolica dedicato ai tre Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Poi da un anno all’altro la data fu modificata sinché si decise di festeggiare San Michele l’8 maggio. La festa del Santo patrono è quella che richiama ogni anno tantissimi emigrati, che rinunciano a qualsiasi impegno, pur di rivivere la festa che più rappresenta il proprio paese.

Il 7 maggio di ogni anno, invece, si festeggia San Francesco da Paola. La mattina si svolge la tradizionale fiera annuale, mentre nel pomeriggio si attua la celebrazione eucaristica, seguita da un corteo processionale, durante il quale il santo viene trasportato lungo le vie del paese. Nella stessa giornata viene intrapresa una tradizione locale molto antica, legata a un rito arboreo di carattere pagano: la “pioca”. Enormi esemplari di Pino d’Aleppo vengono trasportati a forza d’uomo o con l’ausilio (da pochi anni) di mezzi a motore agricoli in tutto il paese, accompagnati dalla musica popolare di suonatori locali di zampognaorganettofisarmonica e tamburello e con i gustosi prodotti tipici di Albidona (salumi, formaggi, vino locale). La festa si diparte per tutto il paese, dove altri gruppi di suonatori intraprendono gli stessi suggestivi accompagnamenti musicali. Solitamente nella serata della festa di San Francesco le “pioche” vengono innalzate nei punti più ampi del paese, sorretti da fascine e piccoli legnetti.

L’8 maggio si festeggia il Santo patrono. Nella mattinata si svolge la celebrazione eucaristica, seguita dalla prima parte della processione, accompagnata dalla musica della banda musicale o di suonatori locali di zampogna e da donne in costume tradizionale che trasportano i “cinti” (suggestivi contenitori per misure agricole decorati con omaggi floreali o candele), tra cui “U mienz tummn” (mezzo tomolo), ancora usato come unità di misura in agricoltura, soprattutto per misurare cereali quali orzo e grano, che rappresentano la forma più forte di coltivazione terriera. In questa prima parte del corteo processionale si trasporta l’imponente statua lignea di San Michele di datazione forse settecentesca dalla Chiesa Madre al quartiere nuovo (Piano Giumenta), arrestandosi in Piazza S. Rocco.

Nel primo pomeriggio si riprende la processione, che raggiunge tutto il centro storico, fino a ritornare nella piccola piazzetta antistante al Vestibolo della Chiesa nel tardo pomeriggio. Qui si svolge il tradizionale “incanto”, un’asta di prodotti tipici, animali o manufatti artistici dedicati al santo offerti da alcuni devoti; i soldi ricavati saranno poi destinati alle spese sostenute per allestire la festa. Terminato l’incanto nella prima serata, vengono effettuati i suggestivi fuochi pirotecnici.

Nella notte, dopo gli spettacoli musicali allestiti grazie alle offerte della festa, vengono finalmente incendiate le maestose “pioche”, il tutto accompagnato con la musica di strumenti musicali popolari, prodotti tipici e il buon vino; la festa, spesso, si inoltra anche fino alla tarda notte o la prima mattinata.

Festa di Sant’Antonio da Padova e la “Ndinna” (albero della cuccagna)

 La festa di Sant’Antonio da Padova si svolge il 13 giugno di ogni anno. È la festa più sentita dagli albidonesi dopo quella del Santo patrono San Michele, in quanto è molto ricca di tradizioni popolari alquanto arcaiche e la devozione verso il santo portoghese è molto forte.

Il rito religioso è affine a quello del patrono, in quanto la mattina si tiene la celebrazione liturgica, seguita dalla processione, nella quale il santo di Padova viene trasportato per tutto il paese a forza di braccia; al rientro del santo nell’omonima chiesa, in piazza Convento, termina il culto religioso.
Nel pomeriggio si ha il momento più atteso dell’anno: la “Ndinna” (albero della cuccagna). Si tratta di un albero di abete, che viene acquistato, grazie al denaro ricavato dalla festa o alle offerte di alcuni devoti, dai comuni vicini di Alessandria del Carretto o Terranova del Pollino, i cui boschi di alta montagna sono ricchi di questo magnifico esemplare arboreo. Qualche giorno prima della festa di Sant’Antonio, l’abete viene trasportato da un corteo di albidonesi per le vie principali del paese, accompagnato dal suggestivo suono di organettitamburelli e zampogne e viene posto in via Armando Diaz, attigua a Piazza Convento.
Nella festa di Sant’Antonio la “ndinna” viene innalzata nella citata piazza, dopo essere stata addobbata nella cima con prodotti tipici (uova, vino locale, fichi secchi, “taralli”, formaggio) e a volte con animali vivi (galli, agnelli, capretti). Dopo di che inizia l’ambita scalata dell’albero ad opera di alcuni giovani albidonesi, che cercano di raggiungere la cima dell’albero (assicurati delle dovute precauzioni di sicurezza), per gustare i suoi buoni prodotti, lanciare dall’alto (circa 15 metri) uova o fichi, nel tentativo di colpire qualche sfortunato spettatore e diventare il protagonista assoluto della festa di Sant’Antonio. Quando il coraggioso scalatore raggiunge la cima si assiste a scene molto divertenti, perché la gente gremita cerca di spostarsi in zone protette, al fine di evitare qualche tuorlo d’uovo sul vestito indossato per la festa. Dopo la scalata di diversi concorrenti, la “Ndinna” viene calata e viene trasportata per il paese nel suo rifugio, perché sarà utilizzata ancora l’anno seguente.

In passato l’abete veniva anche unto con oli o sapone, al fine di renderlo più scivoloso e meno facilmente scalabile; questa usanza è stata però ormai eliminata. La festa si conclude nella tarda serata con uno spettacolo musicale finanziato dalle offerte ricavate dalla festa.

Festa della Madonna del Cafaro

Ogni anno, nella data del 15 agosto –ricordata dalla Chiesa come festa dell’Assunzione di Maria- la Badia del Cafaro diventa luogo di una particolare festa popolare che unisce sacro e profano e attrae tutta la popolazione di Albidona e dei paesi vicini, così devota da avere nel tempo donato alla Madonna monili d’oro, soldi e oggetti preziosi che costituiscono un tesoretto esistente e ben conservato da un apposito Comitato del paese. Il tesoro viene esposto soltanto nel giorno della festa, ornando la statua. La festa della Madonna il 15 agosto di ogni anno inizia con lo spostamento della statua dalla sua nicchia a uno spazio centrale più vicino all’assemblea e accessibile per la devozione dei fedeli che toccano la Madonna, pregano e lasciano valori ex voto. Seguono la celebrazione della messa e una piccola processione che porta la statua adorna del suo tesoro lungo i sentieri delle campagne circostanti per invocare fertilità e buona annata. Poi la Madonna viene posta davanti alla chiesa (forse per restituirle il suo ruolo di Vergine Portinaia) e sul sagrato vengono messi all’incanto prodotti della terra e manufatti artigianali offerti dai fedeli, i cui proventi vanno a favore delle necessità di manutenzione e conservazione della Badia.

Albidona punta sul recupero delle tradizioni

Di Palma: con la memoria fare economia. Patrono ed emigrati, emozioni e progetti
ALBIDONA  – Senza il recupero, la condivisione e la valorizzazione delle tradizioni di una comunità e di un territorio non soltanto sono destinati a smarrirsi valori etici e sentimenti civici e di appartenenza che hanno significato e rappresentato nel corso dei secoli coesione, forza, voglia di distinzione e spirito di iniziativa delle popolazioni locali.

Senza memoria storica si blocca inesorabilmente ogni dinamica di sviluppo futuro che, per essere sostenibile e durevole, deve essere fondato sulla capacità di investire con innovazione sul complessivo patrimonio identitario. Sia quello custodito nei nostri centri storici che dobbiamo rivitalizzare e rilanciare nel mondo come scrigni di qualità della vita. Sia quello gelosamente preservato dalle generazioni di quanti, emigrati per lavoro in altri continenti, diventano oggi testimoni e sollecitatori preziosi di quel ritorno concettuale e culturale alla terra che rappresenta l’unica via d’uscita per rilanciare l’economia di tanti piccoli e grandi centri dell’entroterra come ALBIDONA.  È quanto dichiara il Sindaco filomena DI PALMA esprimendo la soddisfazione sua personale e dell’Amministrazione Comunale per il successo, l’entusiasmo, la partecipazione popolare e le tante emozioni condivise che hanno scandito e contraddistinto i festeggiamenti 2017 di San Michele Arcangelo patrono della Città. Il Primo Cittadino coglie l’occasione per ringraziare il Professor Giuseppe NAPOLI ed il CIRCOLO ALBIDONESE DI BUENOS AIRES che, con la loro presenza e testimonianza, quest’anno hanno arricchito le celebrazioni e la festa in onore del Santo Patrono. Ed è stato proprio durante la processione di San Michele Arcangelo (lo scorso lunedì 8 maggio) che gli emigrati albidonesi hanno voluto e saputo restituire al Sindaco ed a tutta la comunità d’origine la propria memoria storica facendo riaffiorare i tanti ricordi legati alla loro terra che da piccoli sono purtroppo stati costretti ad abbandonare. Dai nomi dei vicoli agli antichi mestieri ormai quasi scomparsi, i concittadini emigrati in Argentina hanno ricordato e raccontato un passato degno di futuro con grandi momenti di autentica commozione. Un patrimonio di conoscenze e di esperienze che lo storico Giuseppe RIZZO e il professor Pietro ADDUCI, in contatto costante con la comunità albidonese in Argentina, stanno raccogliendo e registrando con l’obiettivo di confezionarlo in un’iniziativa editoriale da divulgare soprattutto alle nuove generazioni. RINNOVATA L’IDENTITÀ NEI FESTEGGIAMENTI SAN MICHELE ARCANGELO. – Nella mattinata di martedì 9 maggio si è svolta la messa con il Vescovo Mons. Francesco SAVINO e Don Massimo ROMANO. Per la prima volta – sottolinea con soddisfazione il Sindaco – un gruppo di ragazzi ha fatto il servizio d’ordine alla statua del Patrono durante tutte le funzioni dimostrando  massimo impegno nell’espletare per garantire la buona riuscita delle festività. Non bisogna essere uno, nessuno, centomila ma autentici – ha detto Mons. SAVINO durante l’omelia invitando la popolazione a vivere nella verità, nell’autenticità, senza ipocrisia.Valori che – ribadisce il Primo Cittadino – sono alla base dell’attuale gruppo di maggioranza. Dopo la processione, nel pomeriggio si è tenuto il tradizionale incanto, l’asta di prodotti donati in onore del santo da commercianti e cittadini. In serata, come ogni anno, sono stati accesi nei diversi quartieri le cosiddette pioche, pini tagliati e bruciati in onore al Santo Patrono.

Le intense giornate di celebrazioni erano iniziate lo scorso sabato (6 maggio) quando l’amministrazione Comunale, insieme alla Pro Loco Albidona hanno accolto l’arrivo della  delegazione argentina con una degustazione enogastronomica tipica. Momento importante è stato il Consiglio Comunale nel quale è stato votato all’unanimità l’encomio solenne al Professor Giuseppe NAPOLI ed al CIRCOLO ALBIDONESE che egli presiede. Per l’occasione sono state donate due targhe, una delle quali realizzata in mosaico dall’artigiano Albidonese Leonardo LAINO. Al Comune di Albidona è stato consegnato invece lo stemma argentino ed una scultura raffigurante una donna calabrese pensante, realizzata dallo stesso professor NAPOLI. Il Primo Cittadino ha quindi scoperto la targa che intitola l’ingresso di ALBIDONA a LARGO ARGENTINA, sotto la quale è stata apposta una ulteriore targa lasciata dalla delegazione dei 30 concittadini argentini.

Albidona: per la festa del Patrono tornano gli emigrati

In occasione della solenne festa patronale di San Michele Arcangelo, Albidona ha accolto e riabbracciato una folta rappresentanza di emigrati albidonesi in Argentina tornati nel loro paese natale per incontrare parenti e amici e riannodare i fili della memoria dopo lunghi anni di nostalgica attesa.

A guidare la delegazione degli albidonesi emigrati in Argentina è stato il dottor Giuseppe Napoli, ginecologo e docente universitario, presidente del Circolo Albidonese di Buenos Aires a cui l’amministrazione comunale guidata dalla dottoressa Filomena Di Palma, nel corso di un consiglio comunale straordinario, alla presenza del Cav. Antonio Ferraiuolo presidente dell’associazione calabresi nel mondo, ha consegnato una targa-ricordo e un encomio solenne per aver dato lustro, oltre oceano, alla comunità albidonese. Una folla straripante di compaesani ha assiepato l’aula consiliare emozionandosi al ricordo straziante dell’addio al paese natio da parte di tanti padri di famiglia partiti per le Americhe nel primo dopoguerra in groppa ad un bastimento per andare alla ricerca di lavoro e di dignità. In tanti hanno preso la parola e portato il proprio contributo per solennizzare il particolare momento storico in cui tutta la comunità, superando anche gli strascichi di una campagna elettorale che ha lasciato il segno, si è ritrovata unita per fare festa ai fratelli emigrati che, al momento della dolorosa partenza, erano soliti salutare per l’ultimo addio parenti e amici all’ingresso del paese, presso il secolare “Pràino di Mastrogiovanni”. Proprio qui, in memoria di quei momenti tristi, scalfiti nella memoria collettiva, per mano del primo cittadino e del presidente Napoli, è stata scoperta una stele in marmo e quel posto è stato intitolato “Largo Argentina” in ricordo di tutti gli albidonesi emigrati in Argentina.

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