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TURISMO E CULTURA

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Il parco archeologico di Sibari torna all’antico splendore

(Ansa)
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Non teme più alluvioni né dissesti idreogeologici il Parco archeologico nazionale di Sibari. Raso al suolo dallo straripamento del fiume Crati nel 2013, che riversò sull’area oltre 250mila metri cubi di acqua, fango e detriti, e in 4 anni risanato con interventi radicali, riprende il racconto della sua storia, quello della città più ricca ed estesa (500 ettari) della Magna Grecia. Il Mibact ha ridato la luce alla metropoli antica inabissata nel fango, nel comune di Cassano allo Ionio, con un finanziamento di 18 milioni di euro. Da sabato il sito è stato riaperto al pubblico.

«Sono state eseguite opere definitive che non solo hanno recuperato tutto quello che era conservato nel parco ma che d’ora in poi lo tuteleranno e lo valorizzeranno con sistemi e tecnologie innovative, per offrirlo ai visitatori in tutta la sua bellezza», spiega Salvatore Patamia, segretario regionale del Ministero dei beni culturali.
Dopo l’immediato sfangamento e la ripulitura delle aree, sono state installate trincee drenanti che smaltiscono l’acqua dei terreni, un sistema che migliora la manutenzione degli scavi, controllando l’area archeologica e salvaguardandola in caso di eventi alluvionali. Durante i lavori sono stati rinvenuti preziosi resti fittili di un tempietto arcaico.

Le tracce di Ippodamo di Mileto che progettò la città, seguendo il suo speciale schema ortogonale (con struttura a griglia), sono intatte, insieme ai resti di interi quartieri e teatri, torri, pozzi e fornaci. Ci sono reperti dell’antica Sibari, di Turi, come fu denominata quando divenne colonia ateniese, e di Copia, secondo la successiva denominazione romana.
Completamente riqualificato il punto di accoglienza nell’area del “Parco del Cavallo”, dove sono visibili i resti del muro di cinta e di una delle porte di accesso della città, il teatro, una grande domus, l’edificio termale e alcune tabernae.
Il museo nazionale della Sibaritide è stato ampliato e integrato con la costruzione di un nuovo modulo, l’“Ippodameo”, al cui interno sarà possibile avventurarsi in un percorso multimediale che amplifica e approfondisce la suggestiva narrazione dei luoghi.

«Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sibari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia», scriveva a fine ‘800 l’archeologo francese Francois Lenormant, durante un Grand Tour. Nel nuovo deposito reperti sarà allestito il centro studi dedicato alla conservazione e alla catalogazione dei resti e ai laboratori didattici. Nell’Oasi di Casa Bianca, un bar-ristoro, una sala convegni e la foresteria per gli studiosi. Previsto un sistema di illuminazione scenografica per visite in notturna e punti informativi con installazioni virtuali.

«La vicinanza di Metaponto, Policoro e Matera rende oggi Sibari ancora più strategica, ma per il suo totale rilancio sarà necessario l’intervento di ministero, enti locali e tour operator – aggiunge Patamia – Sibari entrerà nella rete delle aree archeologiche: rappresenta del resto la scommessa del ministro Dario Franceschini che ha separato la loro tutela dalla valorizzazione, proprio per imprimere maggiore forza a iniziative di rilancio dei siti arheologici».